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Animali nella tradizione magica · MAG · N. 020 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

La donnola: Galantide, Teofrasto e un nome che non si pronuncia

La serva Galantide trasformata in donnola, il superstizioso di Teofrasto, il Fisiologo, Eliduc e i nomi eufemistici: la donnola nelle credenze europee.

Piccola, rapida e predatrice abile, la donnola è stata per secoli un animale familiare nelle case e nei granai d'Europa, dove dava la caccia ai topi prima che il gatto si diffondesse ovunque. Proprio questa vicinanza la rese oggetto di credenze contrastanti: il suo passaggio poteva essere un cattivo presagio, ma l'animale era anche considerato nemico del basilisco e custode di segreti di guarigione. Le fonti antiche e medievali ne conservano molte tracce.

Galantide e il parto di Alcmena

Ovidio, nel nono libro delle Metamorfosi, racconta la nascita di Ercole. Giunone, gelosa, aveva incaricato Lucina, dea dei parti, di impedire ad Alcmena di dare alla luce il figlio di Giove. La serva Galantide, intuito l'inganno, annunciò falsamente che il bambino era nato; la dea, sorpresa, sciolse il suo incantesimo e Alcmena partorì. Lucina punì la serva trasformandola in donnola.

Il mito spiegava anche una curiosa credenza antica: poiché Galantide aveva aiutato il parto con una bocca menzognera, la donnola avrebbe partorito dalla bocca. Il Fisiologo e i bestiari medievali ripresero l'idea, sostenendo che la donnola concepisse dall'orecchio e partorisse dalla bocca, e la interpretarono come immagine di chi ascolta la parola divina senza metterla in pratica.

Il superstizioso di Teofrasto

Nei Caratteri, scritti nel IV secolo a.C., Teofrasto descrive con ironia l'uomo superstizioso. Tra le sue manie c'è questa: se una donnola gli attraversa la strada, non prosegue il cammino finché qualcun altro non sia passato prima di lui, oppure finché non abbia gettato tre sassi oltre la via. La descrizione mostra che la donnola era già allora considerata un animale di cattivo augurio.

La credenza attraversò i secoli e si ritrova in varie tradizioni popolari europee, dove l'incontro con una donnola, soprattutto all'inizio di un viaggio o di un'impresa, era interpretato come un segno sfavorevole. Il presagio dipendeva spesso dalla direzione in cui l'animale correva, secondo una logica simile a quella usata dagli antichi per il volo degli uccelli.

Nomi gentili e poteri nascosti

Molte lingue europee chiamano la donnola con nomi affettuosi o lusinghieri. L'italiano donnola è un diminutivo di donna, lo spagnolo comadreja richiama la comare, il francese belette significa piccola bella. I linguisti interpretano questi nomi come eufemismi: per non attirare la cattiva sorte, si evitava di pronunciare il nome originario dell'animale e lo si chiamava con un appellativo gentile.

Alla donnola si attribuivano anche poteri benefici. Plinio la considera l'unico animale capace di uccidere il basilisco, e nel lai Eliduc di Maria di Francia, composto nel XII secolo, una donnola riporta in vita la compagna con un fiore rosso, mostrando ai protagonisti il modo per risvegliare una fanciulla creduta morta. Più tardi l'ermellino, parente della donnola, divenne emblema di purezza, come nella Dama con l'ermellino di Leonardo.

La donnola riassume in sé molte contraddizioni del pensiero simbolico europeo. Serva punita e salvatrice di un eroe, presagio infausto e nemica dei mostri, animale da non nominare e portatrice di un fiore che ridà la vita: la sua figura dimostra che anche le creature più piccole e comuni potevano diventare, nella tradizione, depositarie di significati profondi e duraturi.