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Animali nella tradizione magica · MAG · N. 019 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il basilisco, re dei serpenti: da Plinio all'uovo del gallo

Il piccolo serpente coronato di Plinio, Isidoro di Siviglia, l'uovo di gallo covato dal rospo e lo stemma di Basilea: storia del basilisco nelle fonti.

Il basilisco è una delle creature fantastiche più temute dell'immaginario europeo. A differenza del drago, enorme e spettacolare, era immaginato come un animale piccolo, ma dotato di un potere micidiale: uccidere con lo sguardo o con il fiato. Nato come serpente descritto dai naturalisti antichi, nel Medioevo assunse un aspetto ibrido e un'origine sempre più bizzarra, diventando simbolo del peccato, del veleno e dello sguardo malefico.

Il serpente coronato di Plinio

La descrizione più influente si trova nell'ottavo libro della Naturalis historia di Plinio il Vecchio. Il basilisco, originario della Cirenaica, sarebbe lungo non più di dodici dita e porterebbe sul capo una macchia bianca simile a un diadema. Con il suo sibilo metterebbe in fuga gli altri serpenti, e avanzerebbe tenendo eretta la parte anteriore del corpo, invece di strisciare come i suoi simili.

Plinio aggiunge che il basilisco brucia le erbe e spezza le pietre con il solo alito, e che il suo veleno è tale da uccidere persino attraverso la lancia di chi lo colpisce. Esisterebbe però un nemico capace di vincerlo: la donnola, perché «mustelarum virus exitio est», il veleno delle donnole gli è fatale. Il nome stesso viene dal greco basiliskos, piccolo re.

L'uovo del gallo e il basilisco medievale

Isidoro di Siviglia, nelle Etimologie del VII secolo, riprende Plinio e chiama il basilisco regulus, cioè piccolo re, definendolo il re dei serpenti. Nei secoli successivi, però, l'immagine si trasformò. Bestiari ed enciclopedie medievali diffusero la credenza che il basilisco nascesse da un uovo deposto da un gallo vecchio e covato da un rospo o da un serpente.

Da questa origine nacque un nuovo aspetto: il basilisco divenne un ibrido con testa e zampe di gallo e coda di serpente, spesso chiamato in inglese cockatrice. Chaucer, nel Racconto del Parroco, lo nomina come basilicok, e nell'arte romanica e gotica compare scolpito nei capitelli, talvolta schiacciato da Cristo secondo il Salmo che promette di calpestare l'aspide e il basilisco.

Specchi, donnole e città

Alla credenza nel suo sguardo mortale si collegò quella che il basilisco potesse essere sconfitto da uno specchio, poiché vedendo il proprio riflesso sarebbe morto. Leonardo da Vinci, nei suoi appunti sugli animali, riprende le notizie tradizionali sul basilisco e sulla donnola che lo combatte, a conferma di quanto la leggenda fosse ancora diffusa nel Rinascimento tra gli eruditi.

Alcune città fecero del basilisco un emblema. A Basilea, il cui nome sembrava richiamarlo, due basilischi sostengono lo stemma cittadino e compaiono su numerose fontane. A Vienna una leggenda racconta di un basilisco annidato in un pozzo di una casa del centro, ricordato ancora oggi da una scultura sulla facciata dell'edificio detto Basiliskenhaus.

Nell'Ottocento i naturalisti diedero il nome di basilisco a un genere di lucertole dell'America centrale, capaci di correre sull'acqua, e il mostro antico entrò così, per curiosa ironia, nella nomenclatura scientifica. La sua storia mostra come una notizia tramandata da un'autorità come Plinio potesse crescere per secoli, arricchendosi di dettagli fino a diventare un simbolo potente del male che colpisce con lo sguardo.