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Animali nella tradizione magica · MAG · N. 013 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

La gazza ladra: dalle Pieridi di Ovidio all'opera di Rossini

Le figlie di Piero trasformate in gazze, le parole imparate secondo Plinio, la filastrocca inglese e Rossini: storia simbolica di un uccello sospettato.

Elegante nel suo piumaggio bianco e nero, chiassosa e curiosa, la gazza è uno degli uccelli più familiari delle campagne europee e uno dei più carichi di sospetti. La fama di ladra di oggetti luccicanti, quella di uccello del malaugurio e quella di chiacchierona hanno radici diverse, alcune antiche e altre sorprendentemente recenti. Seguirle significa attraversare la mitologia classica, la storia naturale romana, il folklore britannico e il teatro musicale dell'Ottocento.

Le Pieridi e le chiacchiere

Ovidio, nel quinto libro delle Metamorfosi, racconta la gara tra le Muse e le nove figlie di Piero, re della Macedonia, che avevano osato sfidarle nel canto. Sconfitte, le giovani insultarono le vincitrici e furono trasformate in gazze, uccelli che conservarono l'antica loquacità. Il poeta le definisce «nemorum convicia», cioè lo schiamazzo dei boschi, e il mito fissa per secoli l'immagine della gazza come simbolo della chiacchiera vana.

Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, osserva che le gazze imparano a ripetere parole con grande impegno e riferisce la credenza che possano morire di dispiacere se non riescono a pronunciarne una difficile. L'abilità imitativa, comune a molti corvidi, contribuì a fare dell'uccello un animale misterioso: un essere capace di parlare come gli uomini, senza comprenderne le parole, suscitava insieme meraviglia e diffidenza.

Presagi e saluti nelle isole britanniche

Nel Regno Unito e in Irlanda la gazza è al centro di una delle superstizioni più vive d'Europa. Una filastrocca, registrata da John Brand nel 1780 nelle sue Observations on Popular Antiquities, attribuisce un significato al numero di gazze avvistate: «one for sorrow, two for mirth», una per il dolore, due per l'allegria, e così via con nozze e nascite.

Per allontanare la sventura legata all'incontro con una gazza solitaria si diffusero piccoli gesti di cortesia, come salutarla o rivolgerle un augurio, ancora oggi praticati per scherzo da molte persone. La credenza si collega probabilmente all'idea, documentata in diverse regioni, che la gazza fosse un uccello di cattivo auspicio, talvolta associato al diavolo per il suo carattere irrequieto.

La ladra di Rossini e la scienza moderna

La reputazione di ladra fu consacrata dal teatro. Nel 1815 a Parigi fu rappresentato il melodramma La Pie voleuse di Caigniez e d'Aubigny, la storia di una servetta accusata di furto, mentre la colpevole era una gazza. Due anni dopo, il 31 maggio 1817, Gioachino Rossini portò al Teatro alla Scala di Milano La gazza ladra, su libretto di Giovanni Gherardini, la cui sinfonia è ancora tra le più eseguite del repertorio.

La scienza ha in parte ridimensionato la leggenda. Esperimenti condotti nel 2014 in Inghilterra hanno mostrato che le gazze tendono a evitare gli oggetti brillanti più che a cercarli, mentre uno studio pubblicato nel 2008 ha dimostrato che riescono a riconoscersi allo specchio, una capacità rara nel regno animale. L'immagine della ladra sembra dunque più letteraria che naturalistica.

La gazza mostra come la fama di un animale possa nascere da fonti molto diverse: un mito di superbia punita, un'osservazione sulla sua voce, una filastrocca di campagna e un'opera di successo. Le credenze che la riguardano non descrivono tanto l'uccello quanto il modo in cui gli uomini proiettano su di esso le proprie paure del furto, della maldicenza e della sfortuna.