Lo zodiaco cinese e la leggenda della grande gara degli animali
Il topo sul dorso del bue, il gatto ingannato, il drago in ritardo: la leggenda della gara e la vera origine calendariale dei dodici animali cinesi.
In Cina, e in buona parte dell'Asia orientale, ogni anno porta il nome di un animale. La sequenza è sempre la stessa: topo, bue, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, capra, scimmia, gallo, cane e maiale. Dopo dodici anni il ciclo ricomincia. A differenza dello zodiaco occidentale, questi animali non corrispondono a costellazioni visibili lungo l'eclittica, ma a una divisione del tempo, e la loro origine è raccontata da una leggenda popolare molto amata.
La gara indetta dall'Imperatore di Giada
Secondo la versione più diffusa, l'Imperatore di Giada, sovrano del cielo nella religione popolare cinese, decise di scegliere dodici animali per scandire gli anni e indisse una gara: l'ordine di arrivo avrebbe stabilito l'ordine del calendario. Il percorso terminava oltre un grande fiume. Il topo, piccolo e incapace di nuotare bene, convinse il bue a portarlo sul dorso; all'ultimo momento saltò a terra e tagliò per primo il traguardo.
Il bue arrivò secondo, seguito dalla tigre, stremata dalla corrente. Il coniglio attraversò saltando di pietra in pietra e aggrappandosi a un tronco. Il drago, che avrebbe potuto vincere volando, giunse solo quinto: secondo il racconto si era fermato a portare pioggia a un villaggio, o ad aiutare il coniglio soffiando sul tronco. Il maiale, che si era attardato a mangiare e dormire, fu l'ultimo ad arrivare.
Perché il gatto non c'è
Molte versioni aggiungono un personaggio escluso. Il gatto e il topo erano amici e avevano deciso di partire insieme; il topo però non svegliò il compagno, oppure lo spinse in acqua durante l'attraversamento. Il gatto arrivò troppo tardi e da allora, dice la leggenda, insegue i topi per vendicarsi. È un racconto eziologico tipico, che spiega con una storia un comportamento osservato in natura.
In Vietnam il ciclo è quasi identico, ma al posto del coniglio compare proprio il gatto, e il bue è sostituito dal bufalo d'acqua. Varianti come queste mostrano che la serie degli animali, pur stabile nella struttura, si è adattata nei secoli alle culture che l'hanno adottata. Anche in Giappone e in Corea il ciclo dei dodici animali è conosciuto da secoli, con piccole differenze nei nomi e nelle raffigurazioni.
I rami terrestri e il ciclo di sessant'anni
Al di là della leggenda, gli animali sono legati a un sistema calendariale antichissimo, quello dei dodici «rami terrestri», segni usati per contare anni, mesi e ore. Combinati con i dieci «tronchi celesti», essi formano un ciclo di sessanta combinazioni, che torna a ripetersi ogni sessant'anni. Testi su listelli di bambù trovati a Shuihudi, in una tomba del III secolo a.C., associano già animali ai rami, sebbene con alcune differenze rispetto alla serie attuale.
Una lista completa e vicina a quella odierna si trova nel Lunheng di Wang Chong, opera filosofica del I secolo d.C. L'anno dell'animale non comincia il primo gennaio, ma con il capodanno lunare, che cade tra la fine di gennaio e la metà di febbraio. Ogni animale si combina inoltre con uno dei cinque elementi della tradizione cinese, legno, fuoco, terra, metallo e acqua.
La leggenda della gara, con la sua astuzia del topo e la generosità del drago, ha reso familiare a milioni di persone un sistema in origine tecnico. Nel simbolismo popolare a ciascun animale sono stati attribuiti caratteri e qualità, e in Cina la tradizione vuole che l'anno del proprio animale, che ritorna ogni dodici anni, sia un periodo da affrontare con particolare prudenza.
