La mosca e Belzebù: il dio di Ekron e il signore delle mosche
Baal-Zebub nel Secondo libro dei Re, Beelzebul nei Vangeli, Zeus Apomyios a Olimpia, Milton e il Dictionnaire infernal: la mosca come segno demoniaco.
Tra tutti i demoni della tradizione occidentale, Belzebù è forse quello dal nome più evocativo, perché lo si traduce di solito come «signore delle mosche». La mosca, compagna della putrefazione, della malattia e della morte, è diventata così il simbolo di una delle figure più alte della gerarchia infernale. Ma l'origine di questo nome è più complessa di quanto sembri, e la sua storia attraversa la religione cananea, la Bibbia, il mondo greco e la demonologia moderna.
Il dio di Ekron
Il nome compare per la prima volta nel Secondo libro dei Re. Il re d'Israele Acazia, caduto da una finestra del suo palazzo a Samaria, invia messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio della città filistea di Ekron, per sapere se guarirà. Il profeta Elia li ferma e annuncia la morte del re, colpevole di aver cercato risposta presso un dio straniero anziché presso il Dio d'Israele.
Molti studiosi ritengono che Baal-Zebub, letteralmente «signore delle mosche», sia una deformazione ironica di un titolo originario, Baal-Zebul, che significherebbe «signore principe» o «signore dell'alta dimora». I testi di Ugarit, scoperti a partire dal 1929, attestano infatti il titolo zbl b'l, principe Baal. Gli autori biblici avrebbero dunque storpiato il nome del dio straniero per deriderlo.
Dal Vangelo ai demonologi
Nei Vangeli sinottici Beelzebul è il principe dei demoni. I farisei accusano Gesù di scacciare i demoni per mezzo di lui, e Gesù risponde che un regno diviso in sé stesso non può reggersi. Da qui il nome entrò stabilmente nel linguaggio cristiano come uno degli appellativi del diavolo o di un suo potente luogotenente.
Nei secoli successivi i trattati di demonologia assegnarono a Belzebù un posto di primo piano nella gerarchia infernale. John Milton, nel primo libro del Paradiso perduto del 1667, lo presenta come il compagno più vicino a Satana, «one next himself in power, and next in crime». Il demone diventava così una figura letteraria compiuta, dotata di eloquenza e di grandezza tragica.
La mosca come simbolo
La mosca aveva già un posto nelle religioni antiche. Nell'Esodo la quarta piaga d'Egitto è uno sciame di mosche, e nell'epopea di Gilgamesh gli dèi si raccolgono attorno al sacrificio dopo il diluvio come mosche. Pausania racconta che a Olimpia si offrivano sacrifici a Zeus Apomyios, colui che allontana le mosche, un culto che la tradizione faceva risalire a Eracle.
Nel 1818 Jacques Collin de Plancy pubblicò il Dictionnaire infernal, un vasto repertorio di demoni e superstizioni. Nell'edizione del 1863, illustrata da Louis Le Breton, Belzebù appare come una gigantesca mosca con le ali segnate da teschi, un'immagine che ha influenzato profondamente l'iconografia successiva. Nel Novecento il titolo del romanzo di William Golding, Il signore delle mosche, ha reso il nome noto a un pubblico vastissimo.
La storia di Belzebù mostra come un piccolo insetto possa diventare l'emblema di un grande demone, attraverso un gioco di parole, una polemica religiosa e una lunga tradizione iconografica. Dietro il signore delle mosche si intravede un antico dio cananeo, onorato dai suoi fedeli e deriso dai suoi avversari, la cui immagine è stata trasformata nei secoli fino a diventare un simbolo universale della corruzione.
