L'Ariete: il vello d'oro e il punto da cui parte lo zodiaco
Frisso, Elle e l'ariete dal vello d'oro: il mito greco del primo segno zodiacale, le sue radici babilonesi e il punto d'Ariete della precessione.
Il primo segno dello zodiaco occidentale porta il nome di un animale che nel mito greco salva due bambini e lascia sulla terra la reliquia più ambita dell'antichità. L'Ariete è una costellazione modesta per luminosità, eppure per secoli ha avuto un ruolo enorme nel calendario celeste: era la regione del cielo in cui il Sole si trovava all'equinozio di primavera, il punto da cui gli astronomi antichi facevano partire la misura dell'anno.
Frisso, Elle e l'ariete d'oro
Il mito racconta che Atamante, re di Orcomeno in Beozia, ebbe dalla dea delle nubi Nefele due figli, Frisso ed Elle. La seconda moglie del re, Ino, ordì un inganno: fece tostare le sementi perché il raccolto fallisse, poi corruppe i messaggeri inviati a Delfi, che riferirono come unico rimedio il sacrificio di Frisso. Prima che il coltello calasse, Nefele mandò in soccorso un ariete dal vello d'oro, dono di Ermes, capace di volare.
I due fratelli salirono sul dorso dell'animale e attraversarono il mare verso oriente. Durante il volo Elle perse la presa e cadde nello stretto che da lei prese il nome di Ellesponto, gli odierni Dardanelli. Frisso giunse invece in Colchide, sulla costa orientale del Mar Nero, presso il re Eete. Lì sacrificò l'ariete a Zeus e donò il vello al sovrano, che lo appese in un bosco sacro ad Ares sotto la custodia di un drago insonne.
Dagli Argonauti alle stelle
Il vello d'oro diventa così il motore della spedizione degli Argonauti: Giasone, per riavere il trono di Iolco usurpato dallo zio Pelia, deve recuperarlo, e ci riuscirà grazie a Medea, figlia di Eete. Il racconto più ampio giunto fino a noi è quello delle Argonautiche di Apollonio Rodio, poema del III secolo a.C. Secondo la tradizione raccolta dai mitografi, Zeus collocò l'ariete tra le costellazioni in ricordo del suo servizio.
Gli autori antichi notavano che l'Ariete celeste è una figura fioca, quasi priva di stelle di spicco. La più luminosa, Hamal, porta un nome arabo che significa semplicemente «l'agnello» o «l'ariete». Arato di Soli, nei Fenomeni, suggerisce di riconoscerlo grazie alla vicina Andromeda. L'iconografia lo mostra spesso accucciato, con la testa voltata all'indietro verso il Toro, come se stesse ancora guardando la strada percorsa.
Il punto d'Ariete e la precessione
Molto prima dei Greci, le tavolette astronomiche babilonesi chiamavano questa zona del cielo con un nome che significa «il bracciante», cioè l'operaio agricolo; solo più tardi la figura fu letta come un ariete. Quando lo zodiaco di dodici segni uguali si consolidò, il Sole all'equinozio di primavera stava tra queste stelle, e il segno fu posto in testa alla serie. Ancora oggi gli astronomi chiamano «punto d'Ariete» l'intersezione tra eclittica ed equatore celeste.
Ipparco di Nicea, nel II secolo a.C., si accorse che quel punto si sposta lentamente rispetto alle stelle fisse: è la precessione degli equinozi, un moto che compie un giro completo in circa 26.000 anni. Per questo effetto l'equinozio di primavera cade oggi nella costellazione dei Pesci, mentre il segno astrologico conserva il nome dell'Ariete. La distinzione moderna tra segni e costellazioni nasce proprio da qui.
L'Ariete intreccia dunque due storie. Da un lato c'è il mito del sacrificio sventato e della fuga verso la Colchide, con la sua scia di eroi e di tradimenti; dall'altro c'è una vicenda di misure, calendari e lenti spostamenti del cielo. Nel simbolismo tradizionale il segno è stato associato all'inizio, all'impulso e al fuoco della stagione nuova, valori che derivano in gran parte dalla sua posizione d'apertura nel giro dello zodiaco.
