Il Toro, Europa e le Pleiadi: il cielo di primavera degli antichi
Zeus in forma di toro rapisce Europa, le Pleiadi fuggono Orione, le Iadi piangono il fratello: miti e calendari agricoli della costellazione del Toro.
Poche costellazioni sono state osservate con tanta attenzione quanto il Toro. Vi brilla l'arancione Aldebaran, vi si raccolgono due ammassi stellari visibili a occhio nudo, le Iadi e le Pleiadi, e per secoli la sua levata ha scandito i lavori dei campi. Non sorprende che attorno a questa figura si siano depositati alcuni dei miti più celebri dell'antichità, dal rapimento di Europa al pianto delle ninfe sorelle.
Il toro bianco e la principessa di Tiro
Secondo il mito più noto, Zeus si invaghì di Europa, figlia di Agenore, re della città fenicia di Tiro. Mentre la fanciulla giocava con le compagne sulla riva del mare, il dio le apparve sotto forma di un toro bianco e mansueto. Europa, incuriosita, gli salì in groppa; il toro si gettò allora tra le onde e la portò fino a Creta. Dalla loro unione nacquero Minosse, Radamanto e Sarpedonte.
I mitografi antichi raccontano che Zeus pose l'immagine del toro tra le stelle in ricordo dell'impresa. In cielo l'animale appare tagliato a metà: se ne vedono solo la testa, le corna e le zampe anteriori, come se il resto del corpo fosse ancora immerso nel mare. Altri autori preferivano riconoscere nella figura Io, l'amante di Zeus trasformata in giovenca. Molto prima, i Babilonesi chiamavano questa costellazione «il toro del cielo», nome che richiama la creatura affrontata da Gilgamesh.
Le sette sorelle e il cacciatore
Sul dorso del Toro si raccoglie il piccolo sciame delle Pleiadi. Il mito le dice figlie del titano Atlante e dell'oceanina Pleione. Il cacciatore Orione le inseguì a lungo, finché Zeus le trasformò prima in colombe e poi in stelle; ancora oggi, nel cielo invernale, Orione sembra correre loro dietro senza raggiungerle. Delle sette sorelle se ne distinguono a occhio nudo soprattutto sei, e la tradizione spiegava la mancante in modi diversi.
Alcuni dicevano che Merope si nascondesse per vergogna, essendo l'unica ad aver sposato un mortale, Sisifo; altri che Elettra si fosse velata il volto per il dolore della caduta di Troia, fondata dalla sua discendenza. Le Iadi, l'ammasso a forma di V che disegna il muso del toro, erano invece le sorelle di Iante, morto durante una caccia: il loro pianto incessante, si diceva, portava le piogge.
Un orologio per i campi
Al di là del mito, le Pleiadi erano uno strumento pratico. Esiodo, nelle Opere e i giorni, consiglia di iniziare la mietitura al loro sorgere e l'aratura al loro tramonto. Il loro nome è stato accostato al verbo greco «navigare», perché la stagione della navigazione si apriva con la loro comparsa. L'ammasso è riconosciuto in molte culture: in Giappone si chiama Subaru, e molti studiosi lo riconoscono nei sette punti raggruppati del disco di Nebra, rinvenuto in Germania.
Il Toro unisce così forza generativa, desiderio divino e misura del tempo agricolo. La tradizione astrologica ha associato il segno alla terra fertile, alla stabilità e alla pazienza dei buoi da lavoro, qualità che gli antichi vedevano riflesse nel ritmo regolare con cui le sue stelle tornano ogni anno. Le Pleiadi, intanto, continuano a ricordare il legame tra il cielo e le stagioni del raccolto.
