Il drago occidentale: dal serpente greco al nemico di san Giorgio
Dal drakon greco che custodisce tesori alla bestia dell'Apocalisse, da Fáfnir a san Giorgio: come nacque il drago alato della tradizione europea.
Il drago che abita l'immaginario europeo, con ali da pipistrello, zampe artigliate e alito di fuoco, è il risultato di una lunga stratificazione. All'origine c'è il drákōn dei Greci, una parola che indicava semplicemente un grande serpente. Il termine viene collegato al verbo dérkomai, «guardare con intensità», e richiama lo sguardo fisso e inquietante dei rettili. Da questa radice antica, attraverso la Bibbia, le saghe nordiche e le leggende dei santi, prese forma la bestia medievale.
I serpenti guardiani del mito greco
Nella mitologia greca il drago è spesso un guardiano. Ladone avvolge l'albero delle mele d'oro nel giardino delle Esperidi; un altro serpente insonne protegge il vello d'oro nella Colchide e viene addormentato da Medea perché Giasone possa impadronirsene. A Delfi, prima che vi sorgesse l'oracolo di Apollo, viveva Pitone, ucciso dal dio con le sue frecce. Il santuario conservò il ricordo di quella vittoria nel nome della sacerdotessa, la Pizia, e nei Giochi Pitici.
Questi draghi non volano e raramente sputano fuoco. Sono creature legate alla terra, alle sorgenti e alle caverne, custodi di un luogo o di un tesoro che l'eroe deve conquistare. Il loro scontro con un dio o con un eroe esprime un'idea diffusa in molte culture del Mediterraneo antico e del Vicino Oriente: quella di un ordine che si afferma vincendo le forze oscure del caos.
La bestia dell'Apocalisse e i santi
Con il cristianesimo il drago diventa un'immagine del male. Nel dodicesimo capitolo dell'Apocalisse compare un grande drago rosso con sette teste e dieci corna, identificato con il serpente antico, cioè il diavolo, che l'arcangelo Michele e i suoi angeli scacciano dal cielo. Da allora la lotta contro il drago fu una prova di santità, e molte vite di santi, come quella di santa Marta a Tarascona, raccontano di mostri ammansiti o uccisi.
La versione più famosa è quella di san Giorgio, fissata nella Legenda aurea di Jacopo da Varazze, compilata intorno al 1260. Il drago terrorizza la città di Silene, in Libia, e gli abitanti gli offrono vittime estratte a sorte, finché tocca alla figlia del re. Giorgio ferisce la bestia, la fa condurre in città legata alla cintura della principessa e la uccide dopo che il popolo ha accettato il battesimo.
Draghi del Nord e draghi araldici
Nelle letterature germaniche il drago è soprattutto un avido custode d'oro. Nel poema anglosassone Beowulf l'eroe, ormai vecchio re, muore combattendo un drago risvegliato dal furto di una coppa dal suo tesoro. Nella Saga dei Volsunghi Fáfnir, trasformatosi in drago per custodire l'oro, viene ucciso da Sigurd, che assaggiando il sangue del suo cuore arriva a comprendere la lingua degli uccelli.
Nel frattempo l'iconografia cambiava. Nel corso del Medioevo i draghi dei manoscritti acquistarono ali membranose, zampe e una coda attorcigliata, fino a divenire la figura tipica dell'araldica. Il drago rosso del Galles si collega a una leggenda narrata nella Historia Brittonum del IX secolo: due draghi, uno rosso e uno bianco, lottano sotto la fortezza di re Vortigern, e il rosso, simbolo dei Britanni, finisce per scacciare l'avversario.
Il drago occidentale riassume così molte paure e molti desideri: il caos da domare, il male da sconfiggere, il tesoro da conquistare a caro prezzo. Anche gli alchimisti lo adottarono, chiamando drago la materia grezza da trasformare nel corso dell'opera. Ogni epoca gli ha attribuito un volto diverso, ma il suo ruolo è rimasto quello dell'avversario che mette alla prova chi ha il coraggio di affrontarlo.
