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Animali e astri · AST · N. 006 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Capricorno, capra con la coda di pesce: da Ea a Pan e ad Augusto

Il pesce-capra babilonese, Pan che si tuffa nel Nilo per sfuggire a Tifone, la moneta di Augusto: le origini e i simboli del segno del Capricorno.

Il Capricorno è l'unico animale dello zodiaco che non esiste in natura. La sua figura tradizionale unisce la parte anteriore di una capra, con corna e zampe, a una lunga coda di pesce arrotolata. Questa creatura ibrida ha una storia lunghissima, che dalla Mesopotamia passa per la Grecia e arriva fino alle monete della Roma imperiale, cambiando significato a ogni tappa senza mai perdere la sua forma singolare.

Il pesce-capra di Babilonia

Le liste astronomiche babilonesi conoscevano già questa costellazione con un nome che significa «pesce-capra». La figura era legata a Ea, chiamato Enki dai Sumeri, dio delle acque dolci sotterranee, della saggezza e delle arti, e compare su pietre di confine e sigilli. L'unione di animale di montagna e animale d'acqua si adattava bene a una divinità che governava le sorgenti e i fiumi da cui dipendeva la vita delle campagne mesopotamiche.

Quando i Greci accolsero lo zodiaco di origine orientale, conservarono la figura ibrida e la chiamarono Aigokeros, «dal corno di capra». Il nome latino Capricornus ne è la traduzione diretta. Restava però da spiegare, con i miti di casa propria, perché una capra avesse la coda di un pesce, e i mitografi proposero diverse risposte.

Pan in fuga da Tifone

Il racconto più diffuso, riferito tra gli altri da Igino, ambienta la scena in Egitto. Gli dei erano riuniti presso il Nilo quando apparve Tifone, il mostro più terribile generato dalla Terra. Ciascuno fuggì mutando aspetto: Pan, il dio dei pastori con gambe e corna di capra, si gettò nel fiume, e la parte del corpo rimasta fuori dall'acqua conservò la forma di capra, mentre quella immersa divenne di pesce.

Zeus, ammirato dall'astuzia, avrebbe posto quell'immagine tra le stelle. Altre versioni legano il Capricorno ad Egipan, figura affine a Pan che aiutò Zeus nella lotta contro Tifone, oppure alla capra Amaltea, che allattò il piccolo Zeus nascosto in una grotta di Creta. La molteplicità delle spiegazioni mostra quanto la figura fosse antica e quanto i Greci cercassero di adattarla al loro mondo.

La porta dell'inverno e il segno di Augusto

Nell'antichità il Sole entrava nel Capricorno al solstizio d'inverno, nel giorno più corto dell'anno; per questo il parallelo meridionale su cui il Sole passa allo zenit in quella data si chiama Tropico del Capricorno. Macrobio, nei Saturnali, interpretò il segno come immagine del Sole che da quel momento riprende a salire, come una capra che si arrampica verso le vette.

Svetonio riferisce che l'imperatore Augusto, dopo aver consultato l'astrologo Teogene, rese pubblico il proprio oroscopo e fece coniare una moneta d'argento con il segno del Capricorno. Poiché Augusto era nato il 23 settembre, gli studiosi discutono ancora sul motivo di questa scelta. Il Capricorno compare comunque su monete, gemme e insegne legate al suo potere, divenendo uno dei simboli dell'età augustea.

Il Capricorno conserva in sé la traccia di tutte queste storie: il dio babilonese delle acque, il dio pastore in fuga, il Sole che rinasce dopo il solstizio, il principe che volle legare il proprio destino alle stelle. Nella tradizione astrologica successiva il segno è stato associato alla perseveranza e all'ambizione, ma la sua origine resta quella di un mostro gentile nato dall'incontro tra la montagna e il mare.