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Animali sacri · SAC · N. 019 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il cavallo sacro tra Celti e Indoeuropei: Epona, l'aśvamedha e il sole

Il cavallo nei miti indoeuropei: il sacrificio vedico dell'aśvamedha, il cavallo d'ottobre a Roma, la dea Epona, Rhiannon, Macha e i cavalli del sole.

Il cavallo è stato forse l'animale più importante nella storia dei popoli che parlavano lingue indoeuropee. Lo testimonia la lingua stessa: la parola sanscrita aśva, il latino equus, il greco hippos e l'antico irlandese ech derivano tutti da una stessa radice ricostruita. Accanto alla parola si sono conservati miti e riti che mostrano il cavallo come animale del re, del sole e del passaggio tra i mondi.

Il sacrificio del cavallo

Nell'India vedica il rito regale più solenne era l'aśvamedha, il sacrificio del cavallo, al quale il Rigveda dedica due inni del primo libro. Secondo i testi rituali successivi, un cavallo scelto veniva lasciato vagare liberamente per un anno, scortato da guerrieri: le terre che attraversava senza opposizione erano considerate sottomesse al re. Al termine dell'anno l'animale veniva sacrificato in una grande cerimonia.

A Roma esisteva un rito con alcune somiglianze, l'October Equus. Il 15 ottobre, nel Campo Marzio, si correva una corsa di bighe e il cavallo di destra della coppia vincitrice veniva sacrificato a Marte. Secondo Festo, gli abitanti della Suburra e quelli della via Sacra si contendevano poi la testa dell'animale. Molti studiosi hanno confrontato questi riti con l'aśvamedha, pur nelle differenze evidenti.

Epona e le dee cavalle dei Celti

Nel mondo celtico la divinità legata al cavallo più attestata è Epona, il cui nome deriva dalla parola gallica per cavallo. È raffigurata soprattutto in Gallia e lungo il confine renano, seduta di lato su una cavalla o tra due cavalli, spesso con un cesto di frutta o una cornucopia. Fu molto popolare tra i cavalieri dell'esercito romano, e un calendario rinvenuto in Italia fissava la sua festa al 18 dicembre.

Le letterature medievali di Irlanda e Galles conservano figure simili. Nel Mabinogi gallese Rhiannon compare per la prima volta su un cavallo bianco che nessuno riesce a raggiungere, e più tardi è condannata a portare i visitatori sulla schiena come una cavalla. In Irlanda Macha, costretta a correre contro i cavalli del re mentre è incinta, vince la gara e maledice gli uomini dell'Ulster.

Cavalli del sole e del confine

In molte tradizioni indoeuropee il cavallo traina il sole. Il carro solare di Trundholm, trovato in una torbiera danese nel 1902 e datato di solito intorno al 1400 a.C., mostra un cavallo di bronzo che tira un disco dorato su un lato e scuro sull'altro. Negli inni vedici il sole è talvolta paragonato a un cavallo, e i Greci immaginavano Elio alla guida di una quadriga attraverso il cielo.

Il cavallo era anche il compagno dei viaggi verso l'aldilà. I gemelli divini, gli Aśvin dell'India e i Dioscuri greci, sono cavalieri e salvatori; Odino cavalca Sleipnir, il cavallo dalle otto zampe capace di scendere nel regno dei morti. Sulle colline dell'Oxfordshire, in Inghilterra, il Cavallo bianco di Uffington, una figura stilizzata scavata nel gesso, risale all'età del Bronzo e resta uno dei segni più enigmatici di questo antico rapporto.

La sacralità del cavallo nasce da un fatto concreto: la sua domesticazione cambiò il modo di spostarsi, di combattere e di governare. I popoli che lo allevavano lo trasformarono in simbolo della sovranità, della velocità del sole e della soglia tra la vita e la morte, lasciando tracce comuni che vanno dall'India vedica all'Irlanda medievale.