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Animali e astri · AST · N. 015 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Corvo e il Cratere: la punizione dell'uccello di Apollo

Il corvo che si attardò sotto un fico e mentì ad Apollo, la coppa negata e l'Idra posta a guardia: il mito di tre costellazioni del cielo di primavera.

Sul lungo dorso dell'Idra, la costellazione più estesa del cielo, poggiano due piccole figure: un uccello e una coppa. Il Corvo è formato da un quadrilatero di stelle facile da riconoscere nelle sere di primavera, mentre il Cratere, più debole, ha la forma di un vaso a calice. La vicinanza tra queste tre costellazioni non è casuale: gli antichi le leggevano come un'unica scena, una piccola favola morale scritta nelle stelle.

La coppa, il fico e la menzogna

Il mito, raccontato da Ovidio nei Fasti e riportato da Igino ed Eratostene, si svolge durante un sacrificio offerto ad Apollo. Il dio, avendo bisogno di acqua pura per il rito, mandò il suo corvo con una coppa a prenderla da una sorgente. Lungo la strada l'uccello vide un albero di fico carico di frutti ancora acerbi e decise di aspettare che maturassero per mangiarli, dimenticando la sua missione.

Passati alcuni giorni, il corvo si rese conto del ritardo e cercò una scusa. Afferrò con gli artigli un serpente d'acqua e tornò da Apollo, sostenendo che quella creatura gli aveva impedito di attingere alla fonte. Il dio, che conosceva la verità, non si lasciò ingannare. Per punirlo pose in cielo il corvo, la coppa e il serpente, in modo che l'Idra impedisse per sempre all'uccello di bere dal Cratere.

Perché il corvo è nero

Un altro racconto, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, spiega il colore del corvo. Un tempo, si diceva, le sue piume erano bianche come quelle di un cigno. Il corvo riferì ad Apollo che la sua amata Coronide lo tradiva con un mortale; il dio, accecato dall'ira, la uccise con una freccia e solo dopo si pentì. Salvò il figlio che lei portava in grembo, Asclepio, futuro dio della medicina.

Pentito del suo gesto, Apollo se la prese con il messaggero delle cattive notizie e lo condannò ad avere le piume nere. In questa storia, come in quella della coppa, il corvo è un uccello loquace e poco affidabile, punito per le sue parole. La tradizione antica attribuiva ai corvi anche capacità profetiche, e il loro volo e il loro grido erano osservati dagli àuguri.

La scena descritta da Arato

Arato, nei Fenomeni, descrive già la scena come la vediamo: sulle spire dell'Idra poggia la coppa, e verso la coda sta l'immagine di un corvo che sembra beccare il serpente. La disposizione delle stelle, dunque, precede e sostiene il racconto, che ne offre una spiegazione narrativa. Il Cratere, da parte sua, era talvolta identificato anche con la coppa di Dioniso, il vaso in cui i Greci mescolavano vino e acqua.

In età medievale queste figure furono riprese dalla tradizione astronomica araba e poi da quella europea, che conservò i nomi latini Corvus e Crater. Il Corvo, pur piccolo, è utile per orientarsi: due sue stelle indicano la direzione di Spica, la stella principale della Vergine. Nel catalogo di Tolomeo, nel II secolo d.C., Corvo e Cratere figurano già tra le quarantotto costellazioni classiche, accanto all'Idra.

Il Corvo e il Cratere raccontano così una piccola lezione sulla responsabilità e sulla parola. Il messaggero che antepone il proprio desiderio al dovere, e poi copre la mancanza con una bugia, viene punito con l'eterna sete. Ogni primavera, quando le tre costellazioni salgono insieme sopra l'orizzonte, il cielo ripete la scena: l'uccello vicinissimo alla coppa, ma per sempre impossibilitato a raggiungerla.