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Animali e astri · AST · N. 007 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

I Pesci: Afrodite, Eros e il nodo che lega due fughe

Due pesci uniti da una corda: il mito di Afrodite ed Eros in fuga da Tifone, la dea siriaca Derceto e l'era dei Pesci nella storia dello zodiaco.

L'ultimo segno dello zodiaco occidentale è anche uno dei più enigmatici da vedere. I Pesci occupano una vasta regione del cielo autunnale povera di stelle brillanti, e il loro disegno si riconosce solo con pazienza: due pesci che nuotano in direzioni diverse, legati per la coda da un lungo nastro che si annoda in un punto. Proprio quel nodo ha suggerito agli antichi una storia di pericolo e di protezione reciproca.

La fuga lungo il fiume

Il mito più noto, raccontato da Ovidio nei Fasti e ripreso da Igino, si collega allo stesso episodio che spiega il Capricorno. Quando il mostruoso Tifone assalì gli dei, Afrodite e il figlio Eros si trovavano sulle rive di un fiume, che le fonti identificano con l'Eufrate o con il Nilo. Per sfuggirgli si gettarono in acqua, e due pesci li accolsero e li portarono in salvo; in altre versioni madre e figlio si trasformarono essi stessi in pesci.

Per non perdersi nella corrente, Afrodite ed Eros si sarebbero legati l'uno all'altro con una corda. In ricordo dell'episodio i due pesci furono posti in cielo, uniti dal nastro che li tiene insieme. La stella che segna il nodo si chiama Alrescha, dall'arabo al-rishā', che significa appunto «la corda»: un nome che conserva l'immagine antica fino all'astronomia di oggi.

La dea pesce della Siria

Alcuni autori antichi collegavano i Pesci al culto di Derceto, divinità venerata ad Ascalona, che secondo Diodoro Siculo era rappresentata con volto di donna e corpo di pesce. Luciano di Samosata, nel trattato sulla dea siriaca, descrive il santuario di Ierapoli con un lago di pesci sacri che nessuno poteva toccare. In queste regioni, ricordano gli antichi, molti si astenevano dal mangiare pesce per rispetto verso la dea.

Anche le origini babilonesi della costellazione sono complesse. Le liste astronomiche mesopotamiche vi riconoscevano figure diverse, tra cui una rondine e la dea Anunitu, legate da un elemento che richiama le corde. La forma greca dei due pesci annodati fu dunque il risultato di una lunga rielaborazione, nella quale tradizioni orientali e racconti mitologici ellenici si fusero gradualmente.

Il pesce dei cristiani e l'era dei Pesci

Il pesce ebbe un ruolo importante anche nel simbolismo cristiano delle origini: la parola greca ichthys veniva letta come acrostico di «Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore», e il disegno del pesce compare nelle catacombe romane. Questo uso nasce da un gioco di lettere e non dalla costellazione, ma nei secoli successivi i due simboli furono spesso accostati.

Per effetto della precessione degli equinozi, il punto in cui il Sole si trova all'equinozio di primavera è passato dall'Ariete ai Pesci all'incirca in età romana, e vi si trova ancora. Da qui deriva l'espressione «era dei Pesci», molto usata nella cultura astrologica moderna, che fa coincidere in modo suggestivo questo passaggio celeste con la diffusione del cristianesimo.

I Pesci chiudono così il giro dello zodiaco con un'immagine di legame. Due creature che vanno in direzioni opposte restano unite da un filo, come madre e figlio nella corrente del fiume. Nella tradizione astrologica il segno è stato associato all'acqua, alla sensibilità e alla dissoluzione dei confini, qualità che sembrano riflettere la sua stessa natura celeste, vasta, fioca e difficile da afferrare.