La lepre e la strega trasformata nel folklore delle isole britanniche
Da Cesare e Boudicca a Giraldo del Galles e Isobel Gowdie: la lepre come animale sacro, presagio e forma assunta dalle streghe nel folklore europeo.
Veloce, imprevedibile, attiva al crepuscolo, la lepre è stata per secoli un animale carico di significati. Nelle isole britanniche, in particolare, la credenza che le streghe potessero assumerne la forma fu tra le più diffuse e durature, tanto da sopravvivere nei racconti di campagna fino al Novecento. Ma prima di diventare la forma prediletta della strega, la lepre aveva avuto una storia sacra e divinatoria, attestata già dagli autori antichi.
Un animale rispettato dagli antichi Britanni
Giulio Cesare, nel quinto libro del De bello Gallico, osserva che i Britanni consideravano illecito mangiare la lepre, la gallina e l'oca, pur allevandole per diletto. L'annotazione è breve, ma suggerisce che questi animali fossero oggetto di un divieto di natura religiosa. Lo storico Cassio Dione racconta inoltre che la regina Boudicca, prima della rivolta contro Roma nel 60 o 61 d.C., liberò una lepre dalle pieghe della veste come presagio.
Secondo il suo racconto, la lepre corse in una direzione considerata favorevole e la folla accolse il segno con entusiasmo. Non sappiamo quanto l'episodio sia fedele ai fatti, ma mostra che per gli autori greci e romani la lepre poteva avere una funzione divinatoria tra i popoli celtici. Plinio il Vecchio, da parte sua, riferisce la credenza che le lepri fossero ermafrodite, segno della curiosità che l'animale suscitava.
Giraldo del Galles e le vecchie che rubano il latte
Nel XII secolo Giraldo del Galles, nella Topographia Hibernica, riporta una lamentela che dice antica e ancora attuale: certe vecchie in Galles, in Irlanda e in Scozia si sarebbero trasformate in lepri per succhiare di nascosto il latte delle vacche altrui. È una delle prime testimonianze scritte del motivo, legato a un'economia rurale in cui il latte era una risorsa preziosa.
Da questa credenza nacque un tipo di racconto diffusissimo. Un cacciatore ferisce una lepre che fugge verso una casa isolata; entrando, trova una vecchia con una ferita nello stesso punto del corpo. La storia, raccolta in innumerevoli varianti in Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles, ricorda da vicino quella del lupo mannaro di Petronio, dove la ferita rivela l'identità segreta.
Isobel Gowdie e le confessioni del 1662
Il caso più celebre è quello di Isobel Gowdie, una donna di Auldearn, in Scozia, che nel 1662 rese una serie di confessioni straordinariamente dettagliate. Tra le molte affermazioni, disse di potersi trasformare in lepre e di essere stata inseguita dai cani in quella forma, salvandosi a fatica. Le sue dichiarazioni, ricche di immagini poetiche, sono state studiate a lungo dagli storici.
Non conosciamo con certezza la sorte di Isobel Gowdie, né le condizioni esatte in cui parlò. Le sue confessioni mescolano credenze popolari sulle fate, idee demonologiche dei giudici ed elementi personali difficili da decifrare. Proprio per questo restano una fonte preziosa per capire come la figura della donna-lepre vivesse nell'immaginazione della Scozia del Seicento.
La lepre non perse mai del tutto la sua aura sacra. In età moderna divenne in Germania la portatrice delle uova pasquali, una tradizione documentata già nel 1682 da Georg Franck von Franckenau, mentre nelle campagne britanniche continuava a evocare streghe e incantesimi. Animale della primavera e della notte, della fertilità e del sospetto, la lepre riflette l'ambivalenza con cui le comunità rurali guardavano alla natura che le circondava.
