L'orso sacro: Artemide di Brauron, Callisto e la dea Artio
L'orso nel mito e nel culto: le piccole orse di Artemide a Brauron, Callisto e l'Orsa Maggiore, la dea gallo-romana Artio e il dibattuto culto preistorico.
Grande, solitario, capace di alzarsi sulle zampe posteriori come un uomo e di scomparire per tutto l'inverno nel letargo, l'orso ha colpito l'immaginazione di quasi tutti i popoli che lo hanno conosciuto. In Grecia fu legato ad Artemide, nella Gallia romana a una dea dal nome eloquente, tra i popoli del Nord a cerimonie complesse. Sull'esistenza di un vero culto preistorico dell'orso, invece, gli archeologi sono divisi.
Le piccole orse di Brauron
Nel santuario di Artemide a Brauron, sulla costa orientale dell'Attica, le bambine ateniesi trascorrevano un periodo di servizio rituale chiamato arkteia: venivano dette arktoi, «orse», e indossavano probabilmente una veste color zafferano. Aristofane vi allude nella Lisistrata, dove il coro delle donne ricorda di essere stato orsa a Brauron. Vasi frammentari trovati nel santuario mostrano fanciulle che corrono o danzano presso l'altare.
Un mito spiegava l'origine del rito: un'orsa addomesticata che viveva nel santuario fu uccisa da alcuni giovani dopo aver graffiato una bambina, e Artemide, adirata, mandò una pestilenza. Per placarla, gli Ateniesi stabilirono che le loro figlie servissero la dea come orse prima del matrimonio. Il rito segnava così il passaggio dall'infanzia all'età adulta sotto la protezione di una dea selvatica.
Callisto e l'Orsa Maggiore
Ad Artemide è legato anche il mito di Callisto, ninfa del suo seguito votata alla verginità. Sedotta da Zeus, fu trasformata in orsa, secondo le versioni dalla stessa Artemide, da Era gelosa o da Zeus per nasconderla. Ovidio, nel secondo libro delle Metamorfosi, racconta che il figlio Arcade, divenuto cacciatore, stava per ucciderla senza riconoscerla, quando Giove li sollevò entrambi in cielo come costellazioni.
Da qui l'Orsa Maggiore e, secondo le versioni, Boote o l'Orsa Minore. Gli antichi notavano che queste stelle, viste dal Mediterraneo, non tramontano mai sotto l'orizzonte, e il mito lo spiegava con il rancore di Era, che avrebbe chiesto a Oceano di non accogliere mai Callisto nelle sue acque. Il nome stesso dell'Arcadia veniva collegato ad Arcade, figlio dell'orsa.
Artio, Berna e le cerimonie del Nord
Nel 1832 a Muri, vicino a Berna, fu scoperto un gruppo in bronzo di età romana che rappresenta una dea seduta davanti a un'orsa, con l'iscrizione «Deae Artioni», alla dea Artio. Il nome è connesso con la parola celtica per orso, la stessa che forse si ritrova nel nome di Artù. La statuetta, oggi al Museo storico di Berna, è diventata un simbolo cittadino, poiché anche il nome della città è tradizionalmente legato all'orso.
Tra i popoli dell'Eurasia settentrionale l'orso era oggetto di cerimonie elaborate, descritte dagli etnografi tra Ottocento e Novecento. Presso gli Ainu di Hokkaido, per esempio, la festa chiamata iyomante intendeva rimandare lo spirito dell'orso nel mondo degli dèi con onori e doni. Più incerta è l'ipotesi di un culto paleolitico: i crani d'orso trovati in grotte come il Drachenloch, in Svizzera, o la grotta Chauvet, in Francia, possono avere anche spiegazioni naturali.
Lo storico Michel Pastoureau ha mostrato come nel Medioevo cristiano l'orso, a lungo considerato il re degli animali in molte regioni d'Europa, sia stato progressivamente sostituito dal leone. Le tracce del suo antico prestigio restano però nei nomi, negli stemmi, nelle costellazioni e in un santuario dell'Attica dove, oltre duemila anni fa, le bambine diventavano per un tempo piccole orse.
