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Animali sacri · SAC · N. 002 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

La vacca sacra in India: dai Veda a Kamadhenu e Krishna

Perché in India la vacca è sacra: gli inni vedici, la dottrina della non violenza, il mito di Kamadhenu, Krishna pastore e il toro Nandi.

In India la vacca occupa un posto che non ha equivalenti in altre culture: è animale da lavoro, fonte di latte e di burro chiarificato, ma anche immagine della terra nutrice e della generosità divina. Questa posizione non è nata all'improvviso. È il risultato di una lunga storia, che parte dalle società pastorali dei Veda e arriva ai dibattiti politici dell'India contemporanea, attraverso testi religiosi, leggende e pratiche popolari.

Ricchezza e luce nei Veda

Negli inni del Rigveda, composti a partire dalla seconda metà del II millennio a.C., il bestiame è la misura della ricchezza e la parola sanscrita go, «vacca», ricorre continuamente. I poeti vedici paragonano i raggi dell'aurora a una mandria liberata e le preghiere chiedono agli dèi bestiame abbondante. Già in alcuni inni la vacca è chiamata aghnyā, termine che gli studiosi traducono di solito come «che non deve essere uccisa».

Questo non significa che il mondo vedico fosse vegetariano: i testi rituali descrivono sacrifici di animali, compresi i bovini. Il rifiuto di uccidere si rafforzò nei secoli successivi, sotto l'influenza della dottrina della non violenza, l'ahimsā, sviluppata nelle Upaniṣad e soprattutto nel buddhismo e nel giainismo. I trattati di legge come la Manusmṛti finirono per considerare l'uccisione della vacca una colpa gravissima.

Kamadhenu e la terra munta da Pṛthu

La mitologia dei Purāṇa offre l'immagine più nota della vacca divina: Kāmadhenu, la «vacca dei desideri», capace di dare tutto ciò che le viene chiesto. Secondo una delle versioni più diffuse emerse dall'oceano di latte durante il celebre frullamento compiuto da dèi e demoni per ottenere l'ambrosia. Nell'iconografia moderna è spesso rappresentata con corpo bovino, ali e volto di donna, e si diceva che tutte le divinità abitassero nel suo corpo.

Un altro racconto, narrato tra gli altri nel Viṣṇu Purāṇa e nel Bhāgavata Purāṇa, riguarda il re Pṛthu. La terra, che si rifiutava di produrre nutrimento, fuggì davanti a lui prendendo la forma di una vacca; il re la raggiunse e ottenne che si lasciasse mungere, facendo così rinascere agricoltura e abbondanza. Dal suo nome deriverebbe Pṛthvī, uno degli appellativi sanscriti della terra.

Krishna pastore e il toro Nandi

La devozione per la vacca è legata in modo speciale a Krishna. I racconti della sua giovinezza, ambientati tra i pastori di Vrindavan e del Braj, lo mostrano mentre conduce le mandrie al pascolo, suona il flauto per i bovini e protegge i pastori sollevando il monte Govardhana contro la pioggia mandata da Indra. Due dei suoi nomi più diffusi, Govinda e Gopāla, contengono la radice go e significano, in senso lato, «protettore delle vacche».

Accanto alla vacca, anche il toro ha la sua dignità sacra. Nandi, il toro bianco cavalcatura di Shiva, è raffigurato in molti templi shivaiti accovacciato davanti al santuario, rivolto verso l'immagine del dio. Le grandi statue monolitiche di Nandi, come quella del tempio di Brihadishvara a Thanjavur, eretto all'inizio dell'XI secolo, testimoniano l'importanza raggiunta da questa figura nell'arte dell'India meridionale.

Nell'India di oggi la questione resta viva. L'articolo 48 della Costituzione del 1950, tra i principi direttivi, invita lo Stato a vietare la macellazione delle vacche, e diversi stati hanno leggi in materia. Feste come Gopashtami, dedicata alle mandrie, e la cura dei ricoveri per animali anziani, le goshala, mostrano come il simbolo antico della vacca nutrice continui a vivere nella pratica quotidiana.