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Animali sacri · SAC · N. 009 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il cervo sacro: Cernunnos, la visione di Sant'Eustachio e il Fisiologo

Il cervo tra Celti e cristianesimo: il dio cornuto Cernunnos, il calderone di Gundestrup, la leggenda di Sant'Eustachio e il Salmo 42.

Le corna del cervo cadono ogni anno alla fine dell'inverno e ricrescono più grandi nei mesi successivi. Questo ciclo, ben visibile a chiunque frequentasse i boschi, ha fatto del cervo un'immagine del rinnovamento e della potenza della natura selvatica. Nel mondo celtico l'animale fu legato a una divinità con le corna, mentre il cristianesimo medievale lo trasformò in figura dell'anima e perfino in portatore di una visione di Cristo.

Il dio con le corna

L'unica attestazione scritta del nome Cernunnos si trova sul cosiddetto Pilastro dei Nauti, un monumento dedicato a Giove dalla corporazione dei battellieri di Lutezia sotto l'imperatore Tiberio e rinvenuto nel 1711 sotto il coro di Notre-Dame a Parigi. Su uno dei blocchi compare un dio con corna di cervo da cui pendono due torques, gli anelli da collo celtici, accompagnato da un'iscrizione con il suo nome, oggi parzialmente lacunosa.

Per estensione gli studiosi chiamano Cernunnos anche altre figure con corna di cervo, benché non sia sicuro che portassero lo stesso nome. La più celebre è sul calderone d'argento di Gundestrup, scoperto in una torbiera danese nel 1891 e datato di solito tra il II e il I secolo a.C.: un personaggio seduto a gambe incrociate tiene un torques in una mano e un serpente con testa d'ariete nell'altra, circondato da animali.

Una figura incisa sulle rocce della Val Camonica, in Lombardia, nell'area di Naquane, mostra inoltre un essere con corna ramificate e un torques al braccio, accanto a un serpente. La datazione e l'identificazione restano discusse, ma l'immagine suggerisce che un dio cervo fosse noto anche alle popolazioni alpine dell'età del Ferro.

Dalla caccia alla conversione: Eustachio

Il cristianesimo riprese il cervo in una chiave nuova. Secondo la leggenda di Sant'Eustachio, un generale romano di nome Placido, al tempo dell'imperatore Traiano, inseguiva durante una caccia un grande cervo, quando vide apparire tra le sue corna un crocifisso luminoso e udì la voce di Cristo. Convertito, prese il nome di Eustachio e, secondo il racconto, affrontò poi una lunga serie di prove prima del martirio.

La leggenda, nota da testi greci e latini e diffusa in Occidente soprattutto attraverso la Legenda aurea di Iacopo da Varazze nel XIII secolo, ebbe grande fortuna artistica. A Roma la chiesa di Sant'Eustachio, vicino al Pantheon, porta ancora sulla sommità della facciata una testa di cervo con la croce tra le corna. Un racconto quasi identico fu attribuito più tardi a Sant'Uberto, patrono dei cacciatori.

Il cervo assetato e il nemico dei serpenti

Un'altra fonte del simbolismo cristiano è il Salmo 42, che nella Vulgata, dove è numerato 41, comincia con le parole «Sicut cervus desiderat ad fontes aquarum»: come il cervo anela alle sorgenti, così l'anima anela a Dio. Il versetto ispirò l'immagine dei cervi che si abbeverano ai fiumi del Paradiso, frequente nei mosaici paleocristiani e nei battisteri.

Il Fisiologo, testo greco di zoologia simbolica composto probabilmente ad Alessandria tra il II e il IV secolo, aggiunge che il cervo stana i serpenti dalle loro tane e li uccide. Per questo i bestiari medievali ne fecero una figura di Cristo che sconfigge il demonio, e il cervo comparve accanto ai serpenti in capitelli, codici miniati e decorazioni di chiese.

Il cervo ebbe un posto anche nel mito greco, dove era sacro ad Artemide ed Eracle dovette catturare la cerva di Cerinea dalle corna d'oro. Ma è soprattutto tra il dio dei Celti e il santo cacciatore che si vede la sua capacità di adattarsi: il medesimo animale dei boschi poté esprimere sia la potenza della natura sia la chiamata alla conversione.