Il Fisiologo: il libro greco da cui nacquero tutti i bestiari
Origini, struttura e fortuna del Fisiologo, il testo greco anonimo dei primi secoli cristiani che trasformò gli animali in simboli morali e teologici.
Prima dei grandi codici miniati del Duecento c'è un libretto greco anonimo, breve e quasi disadorno, che ha plasmato per oltre mille anni il modo in cui l'Europa ha guardato agli animali. Si chiama Fisiologo, cioè «il naturalista», dal nome con cui il testo designa la propria fonte ideale: un osservatore della natura a cui vengono attribuite le notizie riportate. Composto in ambiente cristiano di lingua greca, con ogni probabilità ad Alessandria d'Egitto, il libro è la radice comune di quasi tutti i bestiari medievali.
Un testo senza autore e senza data certa
La datazione resta discussa. Gli studiosi la collocano per lo più tra il II e il IV secolo dopo Cristo, e la cultura che traspare dal testo, intrisa di esegesi allegorica alla maniera alessandrina, rende plausibile quell'ambiente. L'autore è ignoto. Nel corso dei secoli i copisti hanno attribuito l'opera a nomi illustri come Epifanio, Basilio, Giovanni Crisostomo o Ambrogio, ma si tratta di attribuzioni prive di fondamento, nate dal desiderio di dare autorità a un libro molto letto.
Il nucleo originario conta circa cinquanta capitoli, dedicati ad animali reali e fantastici, ma anche ad alcune piante e pietre. Accanto al leone, alla pantera e alla formica compaiono la fenice, l'unicorno e le sirene, senza alcuna distinzione tra ciò che oggi chiameremmo zoologia e ciò che chiameremmo leggenda. Per l'autore la domanda non era se un animale esistesse davvero, ma che cosa significasse nel disegno della creazione.
Lo schema di ogni capitolo
Ogni voce segue una struttura quasi fissa. Si apre con un versetto biblico che nomina l'animale, prosegue con la formula «il Fisiologo dice», espone una o più «nature», cioè comportamenti o proprietà della bestia, e si chiude con l'interpretazione: la natura dell'animale diventa figura di Cristo, del diavolo, della Chiesa o dell'anima del credente. Il pellicano che rianima i figli col proprio sangue rimanda alla Passione; la balena scambiata per un'isola rimanda agli inganni del demonio.
Questo metodo deriva dall'idea, condivisa da molti Padri della Chiesa, che il mondo creato sia un secondo libro scritto da Dio accanto alla Scrittura. Leggere gli animali significava quindi decifrare un messaggio morale e teologico inscritto nella natura stessa. L'osservazione diretta aveva poco peso; contava la coerenza del significato con la dottrina.
Traduzioni, sospetti e fortuna
Il successo fu rapido e vastissimo. Il Fisiologo fu tradotto in latino già in età tardoantica, in più redazioni che i filologi distinguono con sigle come Y, B e C, e poi in siriaco, armeno, etiopico, arabo e in diverse lingue slave. Nel mondo anglosassone ne derivarono adattamenti in versi, come i poemi sulla pantera e sulla balena conservati nell'Exeter Book, un codice di poesia in inglese antico.
Non mancarono le riserve. Il cosiddetto Decreto Gelasiano, un elenco di libri raccomandati e rifiutati attribuito a papa Gelasio ma redatto probabilmente nel VI secolo, colloca un «Physiologus» tra le opere apocrife. La condanna ebbe effetti limitati: il libro continuò a circolare, a essere copiato nelle biblioteche monastiche e ad arricchirsi di nuove voci.
Dal tronco del Fisiologo crebbero, a partire dal XII secolo, i bestiari latini e poi quelli in volgare, che aggiunsero materiali tratti da Plinio, Solino e Isidoro di Siviglia. Chi osserva un leone scolpito su un portale romanico o un pellicano inciso su un reliquiario sta spesso guardando un'immagine il cui significato fu fissato per la prima volta in quelle pagine anonime. Il Fisiologo non insegnava come sono fatti gli animali: insegnava a vederli come parole.
