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Animali nella tradizione magica · MAG · N. 004 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il corvo tra Apollo, Odino e la Bibbia: storia di un presagio

Il corvo divenuto nero per volere di Apollo, Huginn e Muninn di Odino, il corvo di Noè e degli àuguri romani: un uccello tra profezia e malaugurio.

Nero, intelligente, capace di imitare suoni e voci, il corvo ha sempre attirato l'attenzione degli uomini. Le culture antiche lo considerarono un uccello profetico, un messaggero tra il mondo degli dèi e quello dei mortali, e proprio per questo ambiguo: chi porta notizie può annunciare la vittoria come la rovina. La sua fama di uccello del malaugurio è solo una parte di una storia molto più ricca, che attraversa la mitologia greca, quella nordica e la tradizione biblica.

L'uccello di Apollo

Nel mondo greco il corvo era sacro ad Apollo, il dio della profezia. Ovidio, nel secondo libro delle Metamorfosi, racconta che un tempo il corvo era bianco come la neve: quando riferì al dio che l'amata Coronide lo tradiva, Apollo, sconvolto, la uccise e poi punì il messaggero rendendone nere le piume. Il mito spiega il colore dell'animale e insieme mette in guardia contro chi porta notizie dolorose.

A Roma il corvo apparteneva alle oscines, gli uccelli il cui canto veniva interpretato dagli àuguri. Livio racconta che nel 349 a.C. il tribuno Marco Valerio, durante un duello contro un guerriero gallo, fu aiutato da un corvo che si posò sul suo elmo e colpì il nemico al volto. Da quell'episodio, secondo la tradizione, derivò il soprannome di Corvino portato dalla sua famiglia.

I corvi di Odino

Nella mitologia nordica due corvi, Huginn e Muninn, il cui nome si collega al pensiero e alla memoria, volano ogni giorno sul mondo e tornano a riferire a Odino ciò che hanno visto. Il poema eddico Grímnismál fa dire al dio di temere per entrambi, ma soprattutto per Muninn. Snorri Sturluson, nel XIII secolo, li descrive appollaiati sulle spalle del dio, intenti a sussurrargli notizie.

Il corvo divenne così un emblema guerriero. La Cronaca anglosassone ricorda, all'anno 878, la cattura di uno stendardo vichingo chiamato Corvo. L'uccello che si nutre sui campi di battaglia era per i guerrieri scandinavi un segno della presenza di Odino, non un semplice presagio di morte, e la sua immagine compare anche su monete e oggetti dell'epoca vichinga.

Il corvo nella Bibbia e nelle leggende cristiane

Nella Genesi il corvo è il primo uccello che Noè libera dall'arca dopo il diluvio; a differenza della colomba non ritorna, e i commentatori cristiani lo interpretarono spesso come figura del peccatore che si attarda tra le cose del mondo. Nel Primo libro dei Re, invece, sono i corvi a portare pane e carne al profeta Elia nascosto presso il torrente Cherit.

Anche l'agiografia gli riserva un ruolo positivo. Gregorio Magno, nel secondo libro dei Dialoghi, narra che un corvo nutrito da san Benedetto portò via, su suo comando, un pane avvelenato inviatogli da un sacerdote ostile. Per questo il corvo compare spesso nell'iconografia benedettina. Più recente è la tradizione dei corvi della Torre di Londra, legata alla leggenda che il regno cadrebbe se essi abbandonassero la fortezza.

Nel complesso, il corvo è meno un animale del malaugurio che un uccello della conoscenza. Vede dall'alto, ricorda, riferisce: è questa la sua funzione in quasi tutti i miti che lo riguardano. La cattiva fama nacque dal suo legame con i campi di battaglia e con la morte, ma accanto a essa la tradizione europea ha conservato l'immagine di un messaggero divino, fedele e sapiente.