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Bestiari medievali · MED · N. 006 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Bestiario d'amore di Richard de Fournival

A metà Duecento un canonico di Amiens trasformò il bestiario in una lettera d'amore: Richard de Fournival, la memoria e gli animali dell'amante.

Un bestiario può parlare d'amore invece che di salvezza? A metà del XIII secolo Richard de Fournival, cancelliere del capitolo della cattedrale di Amiens, rispose di sì e lo dimostrò con un'opera sorprendente, il Bestiaire d'amours. Scritto in prosa francese, il testo si presenta come una lunga lettera a una dama: l'autore usa le «nature» degli animali, ereditate dalla tradizione del Fisiologo, non per illustrare verità teologiche, ma per descrivere la propria condizione di innamorato e convincere la donna a ricambiarlo.

Un chierico tra scienza e poesia

Richard nacque nel 1201 ed era figlio di Roger de Fournival, medico del re Filippo Augusto. Fu ecclesiastico, ma anche poeta in lingua d'oïl, autore di canzoni d'amore e di testi sulla scienza. È ricordato inoltre per la Biblionomia, il catalogo ordinato di una biblioteca ideale, o forse della sua reale collezione di libri, che rivela interessi molto ampi, dalla filosofia alla medicina all'astronomia. Morì intorno al 1260.

Questo profilo aiuta a capire il Bestiaire d'amours. Il suo autore conosceva bene i bestiari latini e la cultura delle scuole, ma scriveva per un pubblico cortese, abituato alla poesia dei trovieri e alle sottigliezze dell'amor cortese. Il risultato è un testo ibrido, che conserva la forma del bestiario, con le sue nature e le sue interpretazioni, ma ne cambia radicalmente il destinatario e lo scopo.

Pittura e parola, le due porte della memoria

Il prologo è una piccola teoria della conoscenza. Dio, dice Richard, ha dato all'uomo la memoria, e alla memoria si accede attraverso due porte, la vista e l'udito. Alla vista corrisponde la pittura, all'udito la parola. Per questo il libro unisce testo e immagini: chi guarda le figure e legge le parole può rendere presente ciò che è lontano, proprio come l'amante vorrebbe essere presente nel ricordo dell'amata.

L'idea, molto amata dagli studiosi moderni, spiega perché i manoscritti del Bestiaire d'amours siano quasi sempre illustrati. Le miniature non sono un ornamento, ma parte integrante dell'argomentazione. Nei codici più curati ogni capitolo si apre con la figura dell'animale, che il lettore incontra prima ancora del testo, proprio come voleva la teoria esposta nel prologo. Immagine e parola lavorano insieme per imprimere nella memoria l'argomento amoroso.

Gli animali dell'innamorato

Gli esempi sono scelti con ingegno. Il lupo, secondo una credenza antica, toglie la voce all'uomo che vede per primo; così l'amante, scorto dalla dama prima di poterle parlare, ha perso la parola. Il grillo canta fino a dimenticare di nutrirsi e muore cantando; il cigno canta più dolcemente vicino alla morte. L'unicorno, catturato soltanto dal profumo di una vergine, diventa l'immagine dell'innamorato vinto dalla dolcezza della donna amata.

Il gioco ebbe un seguito curioso. Una Risposta al Bestiario, di autore anonimo e scritta dal punto di vista della dama, riprende gli stessi animali per rovesciarne il senso: le nature delle bestie diventano argomenti di prudenza, con cui la donna si difende dalle lusinghe e mette in guardia dagli inganni del corteggiatore.

L'opera di Richard de Fournival mostra fino a che punto il linguaggio dei bestiari fosse diffuso nella cultura del Duecento. Se un chierico poteva usarlo per una schermaglia amorosa, significa che lettori e lettrici ne conoscevano a memoria le figure. Il bestiario era diventato un repertorio comune di immagini, capace di servire la predica come la poesia.