Il leone che dorme a occhi aperti e cancella le proprie orme
Le tre nature del leone nel Fisiologo e nei bestiari: le orme cancellate, il sonno vigile, i cuccioli rianimati, e i leoni dei portali romanici.
Il leone apre quasi tutti i bestiari della tradizione latina, e non per caso. Re degli animali, era anche la figura più nobile di Cristo, il «leone della tribù di Giuda» dell'Apocalisse. Il Fisiologo gli attribuisce tre nature, ciascuna legata a un momento della storia della salvezza, e queste tre immagini, ripetute per secoli, spiegano perché tanti leoni di pietra veglino ancora oggi agli ingressi delle chiese medievali, dalle cattedrali padane alle pievi di campagna.
La prima natura: le orme cancellate
Quando il leone cammina sui monti e sente l'odore dei cacciatori, dice il Fisiologo, cancella con la coda le proprie impronte, perché nessuno possa seguirlo fino alla tana. L'interpretazione riguarda l'Incarnazione. Cristo, scendendo dal cielo nel grembo di Maria, nascose la propria natura divina, così che le potenze del male non riconobbero chi fosse. Il gesto prudente dell'animale diventa immagine di un mistero teologico: Dio che si fa uomo senza essere scoperto dal nemico.
La seconda natura: il sonno vigile
La seconda natura è la più celebre. Il leone, secondo la tradizione, dorme con gli occhi aperti. Il Fisiologo collega questa credenza a un versetto del Cantico dei cantici: «Ego dormio et cor meum vigilat», io dormo ma il mio cuore veglia. Così Cristo, morto sulla croce, dormì nel corpo durante i giorni del sepolcro, mentre la sua divinità restava sveglia alla destra del Padre.
Da questa natura deriva il ruolo del leone come guardiano. Un animale che non chiude mai gli occhi era il custode ideale delle porte sacre. Nell'Italia romanica i leoni stilofori, cioè i leoni che sorreggono le colonne dei portali, sono numerosissimi: celebri quelli del protiro della basilica di San Zeno a Verona, opera della bottega di Nicolò nel XII secolo, e quelli delle cattedrali emiliane come Modena e Parma. Vigilano sull'ingresso e, insieme, ricordano Cristo che veglia sulla sua Chiesa.
La terza natura: i cuccioli rianimati
La terza natura è la più sorprendente. Secondo il Fisiologo la leonessa partorisce cuccioli morti, che restano immobili per tre giorni, finché il padre arriva e soffia sul loro muso, o in altre versioni ruggisce su di loro, ridandogli la vita. Il riferimento alla Resurrezione è esplicito: come i cuccioli tornano a vivere al terzo giorno, così il Padre ridestò il Figlio dalla morte.
I bestiari della seconda famiglia aggiungono altre notizie tratte da Isidoro e da Plinio: il leone teme il fuoco e il cigolio delle ruote, rispetta chi gli si prostra davanti, ha il coraggio concentrato nel petto e nella testa. Alcune di queste osservazioni ricevono a loro volta una lettura morale, come la clemenza verso i vinti, proposta ai re e ai potenti come modello.
Non bisogna però dimenticare l'altra faccia del simbolo. Come aveva notato Rabano Mauro, il leone poteva rappresentare anche il diavolo, il leone ruggente della Prima lettera di Pietro. Molti capitelli romanici mostrano leoni che divorano uomini o animali, e lì il senso è minaccioso. Il re degli animali era insieme salvatore e predatore, e solo il contesto permetteva di capire quale dei due volti si stesse guardando.
