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Bestiari medievali · MED · N. 014 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'idro e il coccodrillo: una lotta che racconta la discesa agli inferi

Nei bestiari l'idro si cosparge di fango, si fa inghiottire dal coccodrillo e ne esce squarciandogli il ventre: figura di Cristo che vince la morte.

Il coccodrillo, animale del Nilo che pochi europei medievali avevano visto, era ben presente nei bestiari, e quasi sempre accompagnato dal suo nemico più temibile: l'idro, un piccolo animale acquatico capace di ucciderlo dall'interno. La loro lotta, descritta già nel Fisiologo, divenne una delle immagini più efficaci della discesa di Cristo agli inferi. Seguire la storia di questa coppia significa anche vedere come antiche notizie sull'Egitto si fondessero con la teologia cristiana.

Il coccodrillo degli antichi

Erodoto, nel secondo libro delle Storie dedicato all'Egitto, aveva già descritto il coccodrillo con molti dettagli: depone le uova sulla terraferma, passa la notte nell'acqua, è l'unico animale che muove la mascella superiore anziché quella inferiore. Lo storico greco racconta anche del piccolo uccello che entrerebbe nella bocca aperta del rettile per ripulirgli i denti. Queste notizie, riprese da Plinio e poi da Isidoro, passarono nei bestiari.

Isidoro di Siviglia, nelle Etymologiae, colloca il coccodrillo tra i pesci, perché vive nell'acqua, e ne spiega il nome con il colore giallo zafferano, crocus in latino, dell'animale. Secondo l'etimologia isidoriana, del tutto infondata, il crocodillus sarebbe detto così a croceo colore. I miniatori, che non avevano modelli diretti, lo dipinsero spesso come una specie di drago o di grande lucertola con le zampe da cane.

Il nemico che entra nella bocca

L'idro, chiamato anche enhydris, è descritto come un serpente o un animale acquatico, nemico mortale del coccodrillo. Quando vede il rettile addormentato sulla riva con la bocca aperta, si rotola nel fango per rendersi scivoloso, poi entra nelle sue fauci. Il coccodrillo, svegliandosi, lo inghiotte. Ma l'idro, vivo, gli squarcia le viscere ed esce dal suo corpo, lasciandolo morto.

L'interpretazione dei bestiari è chiara. Il coccodrillo è l'inferno, o la morte, che divora gli uomini. L'idro è Cristo, che si riveste di carne umana come l'idro si ricopre di fango e scende negli inferi. Lì spezza il potere della morte, libera le anime dei giusti e ne esce vittorioso. Il tema della discesa agli inferi, raccontato anche dal vangelo apocrifo di Nicodemo, era molto caro all'arte medievale.

Ipocriti e lacrime

Il coccodrillo ricevette anche un'altra lettura, più morale. Alcuni bestiari lo descrivono come immagine degli ipocriti e dei lussuriosi, che di giorno si mostrano virtuosi e di notte si abbandonano ai piaceri, come il rettile che vive tra terra e acqua. La doppia natura dell'animale, anfibio e ingannevole, si prestava bene a denunciare chi conduce una vita doppia.

Da questa tradizione deriva anche un modo di dire ancora vivo. Nel tardo Medioevo si diffuse la credenza che il coccodrillo pianga mentre divora la sua vittima, e la ritroviamo per esempio nei Viaggi attribuiti a Giovanni di Mandeville. Le «lacrime di coccodrillo» divennero così il simbolo del pentimento falso, esibito da chi ha appena compiuto il male e non intende rinunciarvi.

La coppia dell'idro e del coccodrillo mostra l'ingegno con cui il Fisiologo costruiva le sue allegorie. Un racconto naturalistico violento, forse nato da osservazioni distorte sulla fauna del Nilo, diventava il veicolo di una verità di fede: la morte stessa, che sembra inghiottire tutto, può essere vinta dall'interno da chi ha accettato di entrarvi.