Il Liber monstrorum, catalogo altomedievale di mostri e meraviglie
Un anonimo anglosassone dell'VIII secolo raccolse uomini mostruosi, belve e serpenti in un libro unico, scettico verso i miti: il Liber monstrorum.
Accanto ai bestiari, che leggevano gli animali come segni di Dio, il Medioevo produsse anche libri dedicati ai mostri, alle creature ai confini del mondo conosciuto. Il più antico e originale di questi è il Liber monstrorum de diversis generibus, il Libro dei mostri di diverse specie. Scritto in latino da un autore anonimo, probabilmente in Inghilterra tra la fine del VII e l'VIII secolo, offre uno sguardo sorprendente sul modo in cui un dotto altomedievale trattava le meraviglie ereditate dall'antichità pagana.
Struttura e contenuto
L'opera è divisa in tre libri. Il primo riguarda gli esseri di forma umana o semiumana: giganti, ciclopi, cinocefali dalla testa di cane, uomini con un solo occhio o con il volto sul petto, ermafroditi, sirene e centauri. Il secondo è dedicato alle belve, terrestri e marine, tra cui figurano animali esotici reali e creature del mito. Il terzo raccoglie i serpenti, dall'idra di Lerna ai draghi che custodiscono tesori.
Le fonti sono soprattutto letterarie. L'autore attinge a Virgilio, Lucano e Ovidio, a Solino e a Isidoro di Siviglia, oltre che a testi come la Lettera di Alessandro ad Aristotele, un racconto fantastico delle meraviglie dell'India. Il Liber monstrorum non contiene, a differenza del Fisiologo, interpretazioni allegoriche cristiane: si presenta piuttosto come un catalogo erudito.
Un autore che dubita
L'aspetto più interessante del libro è l'atteggiamento dell'autore. Nel prologo spiega di scrivere per rispondere alla curiosità di un amico sulle parti nascoste della terra, ma avverte che molte delle cose narrate sono favole dei poeti e dei pagani, da non credere. In diversi capitoli prende le distanze dai racconti, osservando che alcuni mostri esistono solo nella fantasia degli scrittori antichi.
Questo scetticismo non deve sorprendere. Gli intellettuali cristiani altomedievali leggevano i classici con ammirazione per la lingua, ma con diffidenza verso la mitologia pagana. Il Liber monstrorum riflette questa tensione: conserva e tramanda un patrimonio fantastico, ma lo fa con la cautela di chi sa distinguere tra il racconto e la verità.
Il re gigante e il mondo di Beowulf
Tra i passi più citati del primo libro c'è quello dedicato a Higlacus, re dei Geti, un uomo di statura talmente enorme che nessun cavallo poteva portarlo fin dall'età di dodici anni. Le sue ossa, aggiunge l'autore, erano conservate su un'isola alla foce del Reno. Gli studiosi hanno riconosciuto in questo personaggio Hygelac, il re dei Geati che compare nel poema anglosassone Beowulf, e il passo è considerato una delle rare testimonianze esterne su quel mondo leggendario.
Il legame con la cultura anglosassone è confermato da un altro fatto. Il codice che conserva il Beowulf, il cosiddetto Nowell Codex della Cotton Library, contiene anche il testo delle Meraviglie dell'Oriente e la Lettera di Alessandro ad Aristotele, opere vicine per tema al Liber monstrorum. Sembra dunque che in quell'ambiente esistesse un vivo interesse per i mostri e le meraviglie dei confini del mondo.
Il Liber monstrorum occupa un posto speciale nella storia dei bestiari. Non insegna a leggere le creature come simboli della salvezza, ma ne raccoglie il catalogo con curiosità e insieme con prudenza critica. Ricorda che il Medioevo non fu soltanto credulo: seppe anche interrogarsi sulla verità di ciò che gli antichi avevano tramandato.
