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Bestiari medievali · MED · N. 015 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'aspidochelone, la balena scambiata per un'isola

I marinai gettano l'ancora su un'isola che si rivela un mostro marino: storia dell'aspidochelone dal Fisiologo a san Brandano e Sindbad.

Una nave in mezzo al mare avvista un'isola. I marinai, stanchi, vi approdano, gettano l'ancora, scendono a terra e accendono un fuoco per cucinare. Ma l'isola si muove: è il dorso di un'enorme creatura marina che, sentendo il calore, si inabissa trascinando con sé uomini e nave. Questa storia, una delle più suggestive dei bestiari, porta il nome di aspidochelone ed ebbe una diffusione straordinaria, dalla tradizione greca alle letterature arabe e celtiche.

Il nome e le due nature

Aspidochelone è un nome greco composto, che unisce l'aspide e la tartaruga, chelone, probabilmente con riferimento al dorso coriaceo e simile a uno scudo della creatura. Nei bestiari latini l'animale è chiamato spesso semplicemente cetus, la balena, o balena-isola. In inglese antico l'Exeter Book le dedica un poemetto, in cui il mostro ha il nome di Fastitocalon, forma corrotta del termine greco.

Il Fisiologo le attribuisce due nature. La prima è quella dell'isola ingannevole che sprofonda con i marinai. La seconda riguarda il cibo: quando ha fame, la balena apre la bocca ed emana un odore dolcissimo, che attira i pesci piccoli; questi entrano nelle sue fauci e vengono inghiottiti. I pesci grandi e maturi, invece, se ne tengono lontani.

Il diavolo travestito da riparo

L'interpretazione è concorde in tutta la tradizione. La balena è il diavolo, che si presenta come un luogo sicuro e accogliente dove riposare. Chi vi si affida, come i marinai che accendono il fuoco sulla falsa isola, viene trascinato negli abissi dell'inferno. Il profumo che attira i pesci piccoli è la seduzione dei piaceri mondani, che cattura le anime deboli nella fede, mentre i credenti saldi e maturi riconoscono l'inganno e se ne tengono a distanza.

Nei bestiari miniati la scena è rappresentata con grande vivacità: la nave ormeggiata, i marinai che cucinano, il dorso della balena coperto talvolta di alberi e d'erba, il muso del mostro che emerge dall'acqua. Alcuni miniatori, come quelli del Bestiario di Rochester, ne fecero una delle pagine più memorabili del codice.

San Brandano, Sindbad e Milton

La stessa immagine ricorre fuori dai bestiari con significati diversi. Nella Navigatio sancti Brendani, il racconto latino del viaggio del santo irlandese, composto probabilmente tra il IX e il X secolo, i monaci sbarcano su un'isola, accendono il fuoco e scoprono che si tratta di un pesce enorme di nome Iasconius. Qui però la balena non è diabolica: ogni anno i monaci vi celebrano la Pasqua, e l'animale diventa quasi un servitore docile del disegno divino.

Il motivo compare anche nelle Mille e una notte, nel primo viaggio di Sindbad il marinaio, che approda con i compagni su un'isola rivelatasi poi un grande pesce. Ancora nel 1667 John Milton, nel primo libro del Paradiso perduto, paragona Satana al Leviatano sul cui dorso un pilota sprovveduto getta l'ancora credendolo un'isola, riprendendo consapevolmente l'immagine dei bestiari.

La fortuna dell'aspidochelone si spiega con la forza universale del suo racconto. Dietro l'immagine c'è forse l'esperienza reale dei marinai davanti a grandi cetacei affioranti, ma il nucleo simbolico è più profondo: il pericolo maggiore non è ciò che appare minaccioso, bensì ciò che si presenta come rifugio. Una lezione che i bestiari affidarono a una delle loro creature più memorabili.