Rabano Mauro e il significato mistico delle creature
Nel De rerum naturis Rabano Mauro, abate di Fulda, riprese Isidoro e aggiunse a ogni animale un senso spirituale, nel bene e nel male.
Nell'Europa carolingia, due secoli dopo Isidoro, un monaco tedesco decise di rileggere l'intera enciclopedia del vescovo di Siviglia con occhi nuovi. Rabano Mauro, nato a Magonza intorno al 780, allievo di Alcuino a Tours, abate di Fulda e infine arcivescovo di Magonza dall'847 alla morte nell'856, compose un'opera nota come De rerum naturis o De universo. Il suo scopo non era solo descrivere il mondo, ma spiegarne il significato spirituale, voce per voce.
Il maestro della Germania
Rabano fu una delle figure intellettuali più influenti del IX secolo. Sotto la sua guida l'abbazia di Fulda divenne un centro di studi di primo piano, e la sua attività di insegnante gli valse più tardi l'appellativo di «praeceptor Germaniae», maestro della Germania. Il soprannome Maurus gli era stato dato da Alcuino, in ricordo di san Mauro, il discepolo prediletto di san Benedetto.
Tra le sue opere figurano commenti biblici, trattati sull'istruzione del clero e il celebre De laudibus sanctae crucis, una raccolta di carmi figurati in cui le lettere disegnano croci e figure. L'enciclopedia appartiene agli anni della maturità, intorno alla metà del secolo. Queste opere mostrano lo stesso gusto per il rapporto tra figura e significato che anima l'enciclopedia, e furono copiate e studiate a lungo nei monasteri dell'impero carolingio e oltre.
Un nuovo ordine e un doppio senso
Il De rerum naturis, in ventidue libri, riprende in larga parte il testo di Isidoro ma lo riordina. Non si parte più dalle arti liberali, bensì da Dio, dagli angeli e dall'uomo, per scendere poi agli animali, alle pietre, ai luoghi e agli oggetti. Gli animali occupano l'ottavo libro, dove si susseguono bestie, piccoli animali, serpenti, vermi, pesci e uccelli.
La novità decisiva è l'aggiunta sistematica di un'interpretazione mistica. Dopo aver riportato le notizie isidoriane, Rabano spiega che cosa l'animale può significare nella Scrittura. E spesso indica due letture opposte: in senso buono e in senso cattivo. Il leone può essere Cristo, il leone della tribù di Giuda, ma anche il diavolo, che secondo la Prima lettera di Pietro si aggira come un leone ruggente cercando chi divorare.
Questa ambivalenza è preziosa per capire la mentalità medievale. Un animale non aveva un significato unico e fisso: il senso dipendeva dal passo biblico, dal contesto e dall'intenzione di chi predicava o scolpiva. Lo stesso serpente poteva indicare la prudenza raccomandata dal Vangelo oppure il tentatore dell'Eden, e la colomba la semplicità dei giusti oppure, in alcuni passi, l'ingenuità colpevole. Chi leggeva doveva sempre chiedersi in quale senso l'animale fosse nominato.
Il codice di Montecassino
L'opera di Rabano ebbe ampia diffusione, ma una copia in particolare è rimasta celebre. Nell'abbazia di Montecassino si conserva un manoscritto illustrato del De rerum naturis datato intorno al 1023, il codice 132, che accompagna il testo con centinaia di immagini. È una delle più antiche enciclopedie illustrate dell'Occidente e uno strumento fondamentale per lo studio dell'iconografia altomedievale.
Rabano Mauro rappresenta così un anello essenziale tra Isidoro e i bestiari del XII secolo. Da lui i compilatori successivi impararono che ogni notizia naturale poteva aprire una porta sulla Scrittura, e che la stessa creatura poteva insegnare la virtù o mettere in guardia dal peccato. Il suo metodo, rigoroso e sistematico, fece scuola per secoli.
