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Bestiari medievali · MED · N. 005 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Brunetto Latini e gli animali del Tresor

Il maestro di Dante scrisse in francese un'enciclopedia, il Tresor, che dedica ampio spazio agli animali: fonti, metodo e differenze dai bestiari.

Nel canto XV dell'Inferno Dante incontra tra i sodomiti il suo antico maestro, che prima di allontanarsi gli raccomanda una sola cosa: «Sieti raccomandato il mio Tesoro, nel qual io vivo ancora». Quel maestro è Brunetto Latini, notaio e uomo politico fiorentino, e il Tesoro è Li Livres dou Tresor, una vasta enciclopedia scritta in francese negli anni Sessanta del Duecento. Tra le sue pagine si trova una delle più ampie descrizioni del mondo animale prodotte da un laico nel Medioevo.

Un fiorentino in esilio

Brunetto nacque a Firenze intorno al 1220 e fu un protagonista della vita pubblica del Comune guelfo. Nel 1260, mentre si trovava in missione presso il re di Castiglia, giunse la notizia della sconfitta di Montaperti, che consegnò la città ai ghibellini. Per alcuni anni visse esule in Francia, ed è in quel periodo che compose il Tresor. Rientrato a Firenze dopo il mutamento politico della seconda metà del decennio, vi ricoprì ancora incarichi importanti fino alla morte, avvenuta nel 1294.

La scelta della lingua è spiegata dallo stesso autore. Scriveva in francese, dice, perché si trovava in Francia e perché quella parlata gli sembrava «plus delitable et plus commune a toutes gens». Il Tresor si rivolgeva dunque a un pubblico ampio di laici colti, mercanti, giudici e uomini di governo, più che ai chierici delle scuole.

Il posto degli animali nell'opera

L'enciclopedia è divisa in tre libri. Il primo tratta della storia sacra e profana, della cosmologia, della geografia e della natura; il secondo dell'etica, sulla base di Aristotele; il terzo della retorica e del governo delle città. Gli animali compaiono nel primo libro, ordinati in pesci, serpenti, uccelli e quadrupedi, secondo una sequenza che ricorda quella delle enciclopedie latine.

Brunetto attinge soprattutto a Solino, all'Hexaemeron di Ambrogio e a Isidoro di Siviglia, e attraverso di loro a Plinio. Molte notizie coincidono con quelle dei bestiari: il castoro che si mutila per salvarsi, la lince dalla vista acuta, il pellicano, la pantera, l'unicorno. Accanto a queste compaiono informazioni più pratiche, ad esempio sui cavalli, sui cani e sugli uccelli da caccia, che riflettono gli interessi di un pubblico aristocratico e cittadino.

Meno allegoria, più curiosità

Ciò che distingue il Tresor dai bestiari monastici è il tono. Le interpretazioni cristologiche non scompaiono del tutto, ma si fanno rade; prevalgono la descrizione e la curiosità per le meraviglie della natura. L'animale è osservato come parte di un ordine del mondo che il cittadino colto deve conoscere, più che come figura da decifrare per la salvezza dell'anima.

Questo spostamento segnala un cambiamento culturale. Nel Duecento il sapere enciclopedico usciva dai chiostri e si diffondeva nelle corti e nei comuni, nelle lingue volgari. L'opera di Brunetto fu tradotta presto in italiano, in un volgarizzamento tradizionalmente attribuito a Bono Giamboni, sebbene l'attribuzione sia discussa, e circolò in numerosi manoscritti.

Il Tresor permette così di vedere i bestiari da una prospettiva nuova. Le stesse creature che nelle pagine del Fisiologo predicavano la Passione diventano, nell'enciclopedia di un notaio fiorentino, parte di un sapere civile e mondano. E l'omaggio di Dante, che fa parlare il maestro proprio del suo libro, dice quanto quell'opera contasse per gli intellettuali della generazione successiva.