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Creature fantastiche · FAB · N. 013 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'Idra di Lerna: il serpente dalle molte teste vinto da Eracle

La seconda fatica di Eracle contro l'Idra di Lerna: le teste che ricrescono, il fuoco di Iolao, il veleno delle frecce e la morte dell'eroe.

Presso Lerna, nell'Argolide, non lontano dalla costa del golfo argolico, si estendeva in antico una zona paludosa ricca di sorgenti. Qui, secondo il mito, viveva l'Idra, un serpente d'acqua dalle molte teste che devastava le campagne e uccideva il bestiame. La sua uccisione è la seconda delle dodici fatiche di Eracle ed è uno degli episodi più rappresentati nell'arte greca e romana, dai vasi dipinti ai sarcofagi.

Una figlia di mostri

Esiodo, nella Teogonia, la presenta come figlia di Tifone ed Echidna, sorella dunque di Cerbero e del cane Ortro, e precisa che fu allevata da Era, ostile a Eracle, per nuocergli. Il nome Hydra deriva dalla parola greca per acqua e la colloca nel mondo delle paludi e delle sorgenti. Il numero delle teste varia molto secondo gli autori: le fonti parlano di nove, di cinquanta o perfino di cento.

La Biblioteca attribuita ad Apollodoro, un manuale mitologico di età romana, fornisce la versione più completa. L'Idra aveva nove teste, otto mortali e una, quella centrale, immortale. Ogni volta che Eracle ne recideva una, al suo posto ne crescevano due. Il suo alito, secondo alcune fonti più tarde, era così velenoso da uccidere chiunque lo respirasse, perfino mentre il mostro dormiva nella sua tana.

La lotta e l'aiuto di Iolao

Eracle giunse a Lerna su un carro guidato dal nipote Iolao. Secondo Apollodoro costrinse il mostro a uscire dalla sua tana colpendolo con frecce infuocate e poi lo affrontò corpo a corpo. Era intanto inviò un granchio gigante che morse il piede dell'eroe. Eracle lo schiacciò, e secondo la tradizione la dea lo pose tra le stelle: è la costellazione del Cancro, che nel cielo si trova accanto a quella, lunghissima, dell'Idra.

Per impedire che le teste ricrescessero, Eracle chiamò in aiuto Iolao, che incendiò una parte del bosco vicino e con tizzoni ardenti bruciò i colli appena recisi. Infine l'eroe tagliò la testa immortale e la seppellì sotto un pesante masso, lungo la strada che da Lerna portava a Eleunte. Proprio per l'aiuto ricevuto, racconta Apollodoro, Euristeo rifiutò di contare questa impresa tra le dieci fatiche richieste.

Il veleno che uccise l'eroe

Eracle intinse le sue frecce nel veleno dell'Idra, rendendole mortali. Quelle frecce lo accompagnarono in molte imprese successive, ma furono anche la causa della sua fine. Con una di esse colpì il centauro Nesso, che tentava di rapire la sposa Deianira. Morendo, Nesso ingannò la donna, suggerendole di conservare il suo sangue avvelenato come se avesse il potere di riaccendere l'amore del marito.

Anni dopo Deianira, gelosa, intinse in quel sangue una tunica e la inviò a Eracle. Il veleno dell'Idra, ancora attivo, bruciò la carne dell'eroe con dolori insopportabili, finché egli si fece innalzare un rogo sul monte Eta e vi salì. È una delle grandi tragedie della mitologia greca, narrata da Sofocle nelle Trachinie: il mostro vinto, alla fine, si prende la sua vendetta.

L'Idra è diventata nei secoli il simbolo di ogni male che si moltiplica quando si cerca di combatterlo con mezzi inadeguati. Linneo, nel Settecento, diede il nome di Hydra a un minuscolo animale d'acqua dolce capace di rigenerare le parti del corpo tagliate. Anche il linguaggio politico e morale l'ha adottata, per indicare problemi che non si risolvono colpendone una sola manifestazione, ma solo affrontandone la radice.