Il drago cinese: il long, signore delle acque e dell'impero
Il long cinese non è un mostro ma una potenza benefica: dalle tombe neolitiche all'I Ching, dai Re Draghi della pioggia al simbolo dell'imperatore.
Chi confronta il drago europeo con quello cinese nota subito una differenza profonda. Il long, come lo chiama la lingua cinese, non è un nemico da abbattere ma una forza della natura, potente e talvolta pericolosa, eppure in genere benefica. Vive nelle acque, sale tra le nuvole, porta la pioggia ai campi. Per oltre due millenni è stato anche l'emblema del potere imperiale, e ancora oggi compare in feste, templi e decorazioni di ogni genere.
Le origini nella preistoria
Le prime immagini riconducibili al drago risalgono al Neolitico. Nel 1987, a Xishuipo, nella provincia dello Henan, gli archeologi scoprirono una sepoltura della cultura di Yangshao in cui accanto al defunto erano disposte, con conchiglie, la figura di un drago e quella di una tigre; la tomba è datata a circa seimila anni fa. Dalla cultura di Hongshan, nel nord-est, provengono invece piccole giade arrotolate a forma di C, chiamate talvolta «draghi-maiale».
Nel corso dei secoli il long assunse una forma composita. Una celebre descrizione, attribuita a un autore di epoca Han e riportata da testi successivi, gli assegna nove somiglianze: corna di cervo, testa di cammello, collo di serpente, ventre di mollusco, scaglie di carpa, artigli d'aquila, palmi di tigre, orecchie di bue e occhi di demone. È un animale che riassume in sé il mondo intero, terra, cielo e acqua.
Il drago nell'I Ching e nel cosmo
Il Libro dei Mutamenti, l'I Ching, uno dei classici più antichi della Cina, apre la serie dei suoi sessantaquattro esagrammi con Qian, il Creativo, le cui sei linee sono descritte attraverso le fasi di un drago. Il drago nascosto non deve agire, quello che appare nel campo annuncia l'incontro con un grande uomo, quello che vola nel cielo indica la pienezza, mentre il drago arrogante avrà motivo di pentirsi.
Nella cosmologia cinese il Drago Azzurro, Qinglong, è il guardiano dell'est, della primavera e dell'elemento legno, mentre gli altri punti cardinali sono affidati alla Tigre Bianca, all'Uccello Vermiglio e alla Tartaruga Nera. Spesso il drago è raffigurato mentre insegue una perla fiammeggiante, variamente interpretata come il sole, la luna o la saggezza. La sua natura è yang, legata al movimento e all'energia che sale.
Re Draghi, pioggia e imperatori
Nella religione popolare ogni fiume, lago e mare aveva il suo Re Drago, il Longwang, che abitava un palazzo sommerso e governava le piogge. Nei periodi di siccità le comunità gli rivolgevano preghiere e processioni, e molti villaggi avevano un tempio a lui dedicato. Anche la festa delle barche-drago, celebrata il quinto giorno del quinto mese lunare, unisce il culto delle acque al ricordo del poeta Qu Yuan.
Il drago fu presto associato al sovrano. Lo storico Sima Qian racconta che la madre del fondatore della dinastia Han, mentre riposava presso uno stagno, fu visitata da un drago durante un temporale. In epoche successive il drago a cinque artigli venne riservato all'imperatore e alla sua famiglia. La Città Proibita di Pechino, costruita sotto i Ming nel XV secolo, è ricca di draghi scolpiti, dipinti e smaltati, fra cui il celebre Muro dei Nove Draghi.
In Occidente il drago è il mostro che il santo trafigge; in Cina è l'immagine dell'armonia tra cielo e terra, della pioggia che arriva al momento giusto e del potere che governa con ordine. Questa differenza non cancella le somiglianze, come il legame con le acque e con i tesori, ma mostra quanto uno stesso tipo di creatura possa assumere significati opposti a seconda della cultura che lo immagina.
