Il grifone, custode dell'oro tra Oriente, Grecia e Dante
Corpo di leone, testa e ali d'aquila: il grifone dai palazzi minoici agli Arimaspi di Erodoto, fino al carro della Chiesa nel Purgatorio di Dante.
Il grifone unisce i due animali considerati sovrani: il leone, re della terra, e l'aquila, regina del cielo. Questa combinazione, semplice e potente, compare molto presto nell'arte del Vicino Oriente antico e si diffonde nel mondo egeo, in Persia, in Grecia e poi in tutta l'Europa medievale. Il nome deriva dal greco gryps, da cui il latino gryphus e l'italiano grifo o grifone, e la sua storia attraversa almeno quattro millenni.
Dalle corti orientali al palazzo di Cnosso
Figure di leoni alati con testa di rapace compaiono già in epoca remota su sigilli e oggetti della Mesopotamia e dell'Elam. Nel mondo egeo il grifone ebbe un ruolo di primo piano: nella cosiddetta sala del trono del palazzo di Cnosso, a Creta, grifoni dipinti affiancano il seggio di pietra, distesi tra piante stilizzate. La loro funzione sembra quella di guardiani di un luogo sacro o regale, e lo stesso motivo ricorre a Pilo, nella Grecia micenea.
Nell'arte persiana achemenide il grifone appare nei capitelli e nei rilievi di Persepoli, mentre nelle steppe dell'Asia centrale le popolazioni scitiche lo raffigurarono su ornamenti d'oro, tatuaggi e finimenti. Molte di queste opere sono giunte fino a noi grazie ai kurgan, i tumuli funerari, come quelli di Pazyryk sui monti Altaj, dove il gelo ha conservato perfino tessuti, legno intagliato e cuoio decorato.
Gli Arimaspi e l'oro del Nord
Erodoto, nel terzo e nel quarto libro delle Storie, riferisce che nelle regioni più settentrionali del mondo si trovava moltissimo oro custodito dai grifoni, e che gli Arimaspi, uomini con un solo occhio, cercavano di rubarlo. Lo storico attinge a un poema perduto, gli Arimaspea, attribuito ad Aristea di Proconneso, e non nasconde i suoi dubbi sull'esistenza di uomini con un occhio solo e di animali così singolari.
Plinio il Vecchio considerava i grifoni favolosi, mentre altri autori continuarono a descriverli come animali reali. La studiosa americana Adrienne Mayor ha proposto che la leggenda possa essere stata alimentata dai fossili di dinosauri, come il Protoceratops, visibili nei deserti dell'Asia centrale lungo antiche vie dell'oro. Si tratta di un'ipotesi suggestiva, discussa e non dimostrata, che mostra come il mito possa nascere anche dall'osservazione del paesaggio.
Il grifone cristiano e civico
Nel Medioevo il grifone ebbe significati opposti. Alcuni bestiari lo descrivono come un animale feroce, capace di sollevare un bue in volo e nemico dei cavalli. Altri autori ne fecero invece un simbolo di Cristo, perché unisce la natura terrestre del leone e quella celeste dell'aquila. Dante adottò questa seconda lettura: nei canti finali del Purgatorio un grifone traina il carro trionfale della Chiesa, con le membra d'uccello d'oro e le altre bianche miste di vermiglio.
Il grifone divenne anche emblema di città e famiglie. Perugia lo ha come simbolo civico, e sulla facciata del Palazzo dei Priori si conservano le sculture in bronzo di un grifo e di un leone, realizzate nel tardo Duecento. Nell'araldica il grifone rampante indicava vigilanza e coraggio, ed era spesso scelto da chi voleva unire nel proprio stemma la forza militare e l'idea di una protezione superiore.
Dal palazzo minoico alle insegne comunali, il grifone ha mantenuto un ruolo costante: quello del guardiano. Custodisce l'oro, il trono, il carro sacro o la città. La sua natura doppia, terrestre e celeste, lo rende adatto a vegliare sui confini, là dove ciò che è prezioso deve essere difeso da chi non ne è degno, e spiega perché continui a comparire su portali, stemmi e monumenti.
