EnglishMarchio registrato Studio Esoterico CornelioBestiario SimbolicoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
Creature fantastiche · FAB · N. 020 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Leviatano, con Behemoth e Ziz: le bestie primordiali della Bibbia

Il Leviatano del mare, Behemoth della terra e Ziz del cielo: dalle radici ugaritiche ai Salmi, da Giobbe al Talmud, fino al Leviatano di Hobbes.

Nella Bibbia ebraica il Leviatano è il mostro marino per eccellenza, una creatura immensa che solo Dio può domare. Accanto a lui la tradizione ebraica successiva pose altre due bestie primordiali: Behemoth, signore della terraferma, e Ziz, l'uccello gigantesco del cielo. Insieme rappresentano la potenza della creazione nei tre regni del mare, della terra e dell'aria, e il loro destino è legato, secondo antichi testi, alla fine dei tempi.

Le radici cananee

Il nome ebraico Liwyatan ha un antecedente nei testi di Ugarit, l'antica città della costa siriana scavata a partire dal 1929, i cui archivi in scrittura cuneiforme alfabetica hanno restituito poemi mitologici. Nel ciclo del dio Baal compare Lotan, un serpente marino descritto come serpente fuggente e serpente tortuoso, associato a un mostro dalle sette teste. Lo stesso linguaggio si ritrova quasi identico in un passo del profeta Isaia.

Isaia, al capitolo 27, annuncia che in quel giorno il Signore punirà il Leviatano, serpente guizzante e tortuoso, e ucciderà il drago che sta nel mare. Il Salmo 74 ricorda che Dio ha spezzato le teste del Leviatano, mentre il Salmo 104, con tono molto diverso, lo presenta come una creatura che gioca nel mare, plasmata da Dio stesso. Il mostro del caos diventa così una parte dell'ordine creato.

Il Leviatano nel libro di Giobbe

La descrizione più ampia si legge nel libro di Giobbe, quando Dio risponde dalla tempesta alle domande dell'uomo. Prima presenta Behemoth, animale terrestre che mangia l'erba come il bue e ha una forza smisurata nei fianchi; poi il Leviatano, che nessun pescatore può prendere con l'amo. Dalla sua bocca escono fiaccole e scintille di fuoco, dalle narici esce fumo, e la sua pelle è una corazza che nessuna arma riesce a forare.

Il senso del discorso è chiaro: se l'uomo non può dominare queste creature, tanto meno può pretendere di giudicare il loro Creatore. Molti commentatori moderni hanno visto in Behemoth l'ippopotamo e nel Leviatano il coccodrillo, ingigantiti dalla poesia. Nella tradizione cristiana medievale, invece, il Leviatano divenne un'immagine del diavolo, e le fauci spalancate dell'inferno furono spesso dipinte come la bocca di un enorme mostro marino.

Ziz e il banchetto dei giusti

Ziz è la meno conosciuta delle tre bestie. Il suo nome compare nei Salmi 50 e 80, nell'espressione ziz sadai, tradotta di solito come «ciò che si muove nei campi». La tradizione rabbinica ne fece un uccello colossale: il Talmud babilonese, nel trattato Bava Batra, racconta di un uccello visto con le zampe nell'acqua e la testa nel cielo, e la tradizione successiva lo identificò con Ziz.

Lo stesso trattato tramanda che Dio creò il Leviatano maschio e femmina, ma uccise la femmina perché la loro discendenza non distruggesse il mondo, e che la sua carne sarà servita ai giusti in un banchetto alla fine dei tempi. Già il Libro di Enoc, nella sezione detta delle Parabole, databile intorno all'inizio dell'era cristiana, distingueva il Leviatano, mostro femminile del mare, da Behemoth, mostro maschile del deserto.

Nel 1651 il filosofo inglese Thomas Hobbes intitolò Leviatano il suo trattato sullo Stato, raffigurando nel frontespizio un sovrano gigantesco composto da innumerevoli corpi umani. Il mostro biblico passava così a indicare una potenza politica senza rivali sulla terra. Da Ugarit a Hobbes, il Leviatano ha continuato a rappresentare una forza smisurata, che può essere caos o ordine, ma che sempre supera la misura dell'uomo.