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Creature fantastiche · FAB · N. 019 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Simurgh, il grande uccello della Persia tra Firdusi e Attar

Dal Saena dell'Avesta al Senmurv sasanide, dal protettore di Zal nel Libro dei Re di Firdusi al Simurgh mistico di Attar: storia del re degli uccelli.

Nella tradizione persiana il Simurgh è il più grande e il più saggio degli uccelli. A differenza di molte creature fantastiche occidentali non è un mostro, ma un essere benevolo, antichissimo, che conosce i segreti del mondo e protegge chi ne è degno. La sua storia attraversa più di due millenni, dai testi religiosi zoroastriani all'epica nazionale e alla poesia mistica, e la sua immagine ha ornato tessuti, ceramiche e miniature.

Dall'Avesta all'arte sasanide

Le origini del Simurgh risalgono all'antica religione iranica. Nell'Avesta, il libro sacro zoroastriano, compare un uccello chiamato Saena, il cui nome sopravvive nella prima parte della parola persiana. Nei testi in medio persiano il Senmurv riposa su un albero prodigioso che cresce in mezzo al mare cosmico e porta i semi di tutte le piante: quando l'uccello si posa o si leva in volo, i semi cadono e vengono sparsi nel mondo.

Nell'arte dell'età sasanide, tra il III e il VII secolo d.C., molti studiosi riconoscono il Senmurv in una creatura composita con testa di cane, ali d'uccello e coda di pavone, anche se l'identificazione non è condivisa da tutti. Questa figura appare su piatti d'argento, stucchi e preziosi tessuti di seta; stoffe con motivi simili giunsero fino all'Europa medievale, dove talvolta servirono ad avvolgere reliquie.

Il Simurgh nel Libro dei Re

Il ruolo più celebre del Simurgh si trova nello Shahnameh, il Libro dei Re, il grande poema epico composto da Firdusi e completato intorno al 1010. Il nobile Sam, vedendo che il figlio appena nato ha i capelli bianchi come un vecchio, lo considera un cattivo presagio e lo fa abbandonare sul monte Alborz. Il Simurgh trova il bambino, lo porta nel suo nido e lo alleva insieme ai propri piccoli.

Il bambino, Zal, cresce forte e bello. Quando Sam, pentito, sale sul monte a cercarlo, il Simurgh glielo restituisce e dona al ragazzo alcune delle sue piume: secondo il poema, bruciandone una potrà chiamarlo in caso di pericolo. L'uccello interviene più volte nella storia della famiglia, prima alla nascita difficile di Rostam, figlio di Zal, poi nella lotta contro l'eroe Esfandiyar, quando suggerisce a Rostam di usare una freccia di legno di tamerice.

Trenta uccelli: la lettura mistica di Attar

Nel XII secolo il poeta mistico Farid al-Din Attar, di Nishapur, fece del Simurgh il centro del suo poema Il verbo degli uccelli, noto anche come La conferenza degli uccelli. Gli uccelli del mondo decidono di cercare il loro re e partono guidati dall'upupa. Il viaggio attraversa sette valli, che rappresentano le tappe del cammino spirituale, dalla ricerca all'amore e alla conoscenza, fino alla povertà e all'annientamento di sé.

Molti uccelli rinunciano lungo il cammino, e alla meta ne arrivano soltanto trenta. Qui il poema rivela il suo gioco di parole: in persiano si murgh significa proprio «trenta uccelli». Guardando il Simurgh, i pellegrini scoprono di vedere sé stessi, e comprendono che il re che cercavano era il riflesso della loro unione. È una delle immagini più profonde della letteratura sufi, spesso illustrata nelle miniature persiane.

Dal custode dei semi del mondo alla nutrice di eroi, fino allo specchio dell'anima, il Simurgh ha cambiato funzione senza perdere la sua natura: è un essere superiore che si manifesta per aiutare e illuminare. In Iran il suo nome e la sua figura sono ancora oggi molto diffusi, e restano uno dei simboli più riconoscibili della cultura persiana, dalla letteratura all'arte decorativa.