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Creature fantastiche · FAB · N. 002 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Bennu, l'airone sacro di Eliopoli e il sole che sorge

Il Bennu egizio, airone legato ad Atum, a Ra e a Osiride: le sue origini a Eliopoli, la pietra benben, il Libro dei Morti e il legame con la fenice.

Sulle pareti delle tombe e nei papiri funerari egizi compare spesso un grande airone grigio, con due lunghe piume che gli scendono dalla nuca. È il Bennu, uno degli uccelli sacri più antichi della religione egizia, venerato soprattutto a Eliopoli, la città del Sole che sorgeva presso l'odierno Cairo. Gli autori greci lo conobbero solo per sentito dire, e da quei racconti potrebbe essere nata, almeno in parte, la leggenda della fenice.

Un nome legato al sorgere

Il nome del Bennu viene di solito collegato al verbo egizio weben, che significa «sorgere» o «risplendere», detto in particolare del sole. L'uccello era dunque un'immagine dell'astro che appare all'orizzonte ogni mattina, e per estensione della prima apparizione della luce all'inizio del mondo. Secondo molti egittologi, nelle raffigurazioni più antiche aveva l'aspetto di una cutrettola; dal Nuovo Regno in poi prevalse la forma dell'airone, a volte coronato dal disco solare o dalla corona atef.

Il Bennu era considerato il ba, cioè una manifestazione spirituale, del dio Ra, e nello stesso tempo era vicino ad Atum, il creatore che secondo la teologia di Eliopoli emerse da solo dalle acque primordiali. I Testi delle Piramidi, incisi nelle camere funerarie dei sovrani della fine dell'Antico Regno, ricordano Atum che si leva come la pietra benben nella dimora del Bennu a Eliopoli.

La pietra benben e la collina primordiale

La pietra benben era un oggetto di culto di forma conica o piramidale, custodito nel santuario solare di Eliopoli. Rappresentava la collina emersa dal caos acquatico, il primo punto solido su cui la luce si era posata. Secondo alcune interpretazioni del mito, il Bennu si era appoggiato proprio su quella pietra, o su un albero sacro, e con il suo grido aveva rotto il silenzio delle origini. Molti studiosi vedono nel benben il modello dei pyramidion che coronavano piramidi e obelischi.

Il legame con le acque era profondo. L'airone vive nelle paludi e lungo le rive del Nilo, e la sua presenza poteva richiamare la piena annuale, che fecondava i campi ed era vissuta come un ritorno periodico della creazione. Il Bennu univa così il ciclo del sole, che scompare la sera e rinasce all'alba, al ciclo del fiume, regolare e indispensabile alla vita dell'Egitto.

Il Bennu nel Libro dei Morti

Nei testi funerari del Nuovo Regno, raccolti in quello che chiamiamo Libro dei Morti, il defunto poteva desiderare di trasformarsi in diversi esseri divini. Una formula, conosciuta dagli studiosi come capitolo 83, è dedicata proprio alla trasformazione in Bennu: chi la possiede spera di uscire alla luce del giorno come l'uccello che si rinnova. Nel capitolo 17, uno dei più importanti, il defunto dichiara di essere il grande Bennu di Eliopoli, che sorveglia ciò che esiste.

Il Bennu era associato anche a Osiride, il dio ucciso e tornato alla vita, e talvolta veniva raffigurato appollaiato sul suo tumulo o sull'albero che ne custodiva il corpo. In questo modo l'uccello solare diventava anche un simbolo della sopravvivenza dopo la morte. La sua immagine compare in numerosi papiri dipinti con grande cura e su amuleti deposti talvolta nelle sepolture.

Quando Erodoto visitò l'Egitto, nel V secolo a.C., sentì parlare a Eliopoli di un uccello che tornava ogni cinquecento anni. È probabile che quel racconto riflettesse, filtrato da interpreti e sacerdoti, qualcosa della teologia del Bennu. La fenice greca e l'airone egizio non coincidono del tutto, ma condividono l'idea centrale: la luce che scompare e ritorna, e la vita che si rinnova secondo un ritmo sacro.