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Animali e astri · AST · N. 013 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'Aquila di Zeus: Ganimede, Altair e la leggenda del bovaro

L'aquila che porta i fulmini di Zeus e rapisce Ganimede, Antinoo e la stella Altair, che in Cina è il bovaro innamorato della tessitrice celeste.

Tra le figure che volano lungo la Via Lattea estiva c'è un grande rapace con le ali spiegate. La costellazione dell'Aquila è dominata da Altair, una delle stelle più brillanti del cielo, affiancata da due compagne più deboli che sembrano disegnare il corpo e le ali dell'uccello in volo. Per i Greci non poteva che essere l'aquila di Zeus, il re degli uccelli al servizio del re degli dei.

La messaggera del re degli dei

Nella tradizione greca l'aquila era l'animale sacro a Zeus e la custode delle sue armi. Secondo alcune fonti, durante la guerra contro i Titani fu proprio un'aquila a portare al dio i fulmini forgiati dai Ciclopi, e che da allora divenne sua compagna inseparabile. Nell'iconografia antica Zeus è spesso ritratto con l'aquila ai piedi o sullo scettro, e il rapace compare come segno del suo potere su monete e statue.

L'aquila ha anche un ruolo più cupo nel mito di Prometeo: per punirlo di aver rubato il fuoco agli dei, Zeus lo fece incatenare sul Caucaso, dove un'aquila gli divorava ogni giorno il fegato, che ricresceva durante la notte. Eracle uccise l'uccello con una freccia e liberò il titano. Alcuni mitografi antichi identificavano proprio con quest'aquila la costellazione, accostata alla vicina Freccia.

Ganimede e l'Acquario

La versione più nota lega però l'Aquila a Ganimede, giovane principe troiano di straordinaria bellezza. Il mito racconta che Zeus lo vide pascolare le greggi sul monte Ida e mandò la sua aquila a rapirlo, o in alcune versioni si trasformò egli stesso in aquila. Ganimede fu portato sull'Olimpo, dove divenne il coppiere degli dei, versando il nettare al posto di Ebe.

Secondo la tradizione, Ganimede fu poi posto in cielo come la costellazione dell'Acquario, il portatore d'acqua, che si trova poco distante dall'Aquila. Il rapimento di Ganimede fu un tema molto amato dagli artisti, dalla scultura greca a Correggio e a Rubens. In età romana un gruppo di stelle accanto all'Aquila fu dedicato ad Antinoo, il giovane amato dall'imperatore Adriano; Tolomeo ne registra il nome, ma questa figura non è più in uso.

Altair, il bovaro e la tessitrice

Il nome Altair deriva da un'espressione araba che significa «l'aquila che vola». In Cina la stessa stella è protagonista di una delle leggende più famose: è Niulang, il giovane bovaro, innamorato di Zhinü, la tessitrice celeste, identificata con Vega. I due furono separati dalla Via Lattea, il fiume d'argento del cielo, e possono incontrarsi una sola volta l'anno.

Il settimo giorno del settimo mese lunare, racconta la leggenda, uno stormo di gazze forma un ponte sopra il fiume celeste per consentire l'incontro. Da questo racconto nascono la festa cinese di Qixi e quella giapponese di Tanabata, ancora oggi celebrate. Così la stessa stella è un rapace divino in Occidente e un innamorato paziente in Oriente.

L'Aquila unisce dunque il potere e il desiderio, la forza che solleva e quella che rapisce. Messaggera di Zeus, carnefice di Prometeo, rapitrice di Ganimede, essa rappresenta il legame verticale tra la terra e il cielo, tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Nella simbolica tradizionale è stata associata alla visione acuta, alla regalità e all'altezza dello sguardo.