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Animali e astri · AST · N. 018 · Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Il Lupo celeste: la bestia del Centauro e i lupi che inseguono il Sole

La costellazione che i Greci chiamavano solo «la bestia», la supernova del 1006 e i lupi Sköll e Hati del mito nordico che inseguono il Sole e la Luna.

Nel cielo australe, bassa sull'orizzonte per chi osserva dall'Italia, si trova una costellazione dal passato curioso. Oggi la chiamiamo Lupo, ma per gran parte dell'antichità non ebbe un nome preciso: era semplicemente una bestia, un animale selvatico stretto tra le braccia del Centauro. La sua storia mostra come le figure del cielo possano cambiare identità nel corso dei secoli, e come l'animale lupo abbia trovato posto tra gli astri anche in altre tradizioni.

La bestia senza nome

Arato, nei Fenomeni, descrive il Centauro che tiene con la mano destra un animale, rivolto verso l'Altare. Tolomeo, nell'Almagesto, chiama questa costellazione Therion, cioè «la fiera» o «la bestia», senza specificare di quale animale si tratti. Le traduzioni latine resero il termine con parole generiche come Bestia, e il nome Lupus si affermò solo più tardi, nei cataloghi stellari medievali e rinascimentali.

L'immagine antica è quella di un sacrificio: il Centauro, spesso identificato con il saggio Chirone o con Folo, porta l'animale verso l'altare celeste, la costellazione dell'Ara, come offerta agli dei. Alcuni autori interpretavano la scena come un atto di pietà religiosa, coerente con la figura di Chirone, maestro di eroi e conoscitore delle stelle.

Molto prima dei Greci, le liste astronomiche babilonesi conoscevano in questa zona del cielo una figura chiamata con un termine che gli studiosi traducono come «cane selvatico» o «lupo». La continuità tra le due tradizioni non è certa, ma l'idea di un animale feroce in questa regione del cielo sembra molto antica.

La stella nuova del 1006

Nella primavera del 1006 apparve nel Lupo una stella improvvisa e brillantissima, la supernova più luminosa mai registrata nella storia. Fu osservata e descritta in Egitto dal medico e astronomo Ali ibn Ridwan, in Cina e in Giappone, e ne parlano anche gli annali del monastero di San Gallo, in Svizzera. Secondo le testimonianze, la sua luce permetteva di vedere gli oggetti di notte.

Gli astronomi cinesi la registrarono come «stella ospite», nome che davano agli astri apparsi temporaneamente. Oggi gli astronomi hanno individuato i resti di quell'esplosione, una nube di gas in espansione che conserva traccia dell'evento di mille anni fa. Così una costellazione poco nota è divenuta importante per la storia dell'astronomia.

I lupi che inseguono il Sole

Nella mitologia nordica, come la riporta l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, scritta nel XIII secolo, il Sole e la Luna corrono nel cielo perché inseguiti da due lupi, Sköll e Hati. Alla fine dei tempi, nel Ragnarök, i lupi raggiungeranno gli astri e li divoreranno. Il grande lupo Fenrir, figlio di Loki, è invece destinato a spezzare le catene e a combattere contro Odino.

Il lupo celeste attraversa dunque culture e secoli, ora animale da offrire sull'altare, ora cacciatore che minaccia il Sole. Nella tradizione greca il lupo era anche legato ad Apollo, venerato con l'epiteto di Licio, e al mito di Licaone, trasformato in lupo da Zeus. Nel cielo, la piccola costellazione australe conserva la memoria di questa lunga e ambivalente storia.