Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue di Medusa
Dalla testa recisa di Medusa alla fonte Ippocrene, da Bellerofonte alla Chimera: il mito di Pegaso e il Grande Quadrato del cielo d'autunno.
Nelle sere d'autunno quattro stelle disegnano in cielo un grande quadrilatero, così regolare da sembrare tracciato con il righello. È il corpo di Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca, che nella figura celeste appare capovolto e tagliato a metà, con la testa e le zampe anteriori protese verso ovest. Pochi animali del mito hanno avuto una fortuna così duratura, dalle monete di Corinto alla poesia di ogni epoca.
Figlio di Medusa e di Poseidone
Esiodo, nella Teogonia, racconta che quando Perseo recise la testa della Gorgone Medusa, dal suo collo balzarono fuori due creature: il guerriero Crisaore e il cavallo Pegaso. Il padre era Poseidone, dio del mare e protettore dei cavalli. Lo stesso Esiodo collega il nome di Pegaso alle sorgenti dell'Oceano, in greco pegai, presso le quali sarebbe nato.
Il legame con l'acqua torna in uno degli episodi più noti. Sull'Elicona, il monte della Beozia sacro alle Muse, Pegaso colpì il suolo con lo zoccolo e fece sgorgare una sorgente, chiamata Ippocrene, «fonte del cavallo». Per i poeti antichi e poi per quelli del Rinascimento, bere a quella fonte significava ricevere l'ispirazione, e Pegaso divenne così un simbolo della poesia stessa.
Bellerofonte e la Chimera
Il cavaliere di Pegaso fu Bellerofonte, eroe di Corinto. Pindaro, nella tredicesima Olimpica, racconta che l'eroe non riusciva a domare il cavallo finché Atena gli apparve in sogno e gli donò una briglia d'oro. Con Pegaso, Bellerofonte poté affrontare dall'alto la Chimera, mostro della Licia con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, che sputava fuoco, e la uccise.
Il successo rese però l'eroe superbo. Secondo il mito, Bellerofonte tentò di salire in groppa a Pegaso fino all'Olimpo, la dimora degli dei. Zeus mandò un tafano a pungere il cavallo, che disarcionò il cavaliere; Bellerofonte cadde sulla terra e trascorse il resto della vita vagando solo. Pegaso invece giunse sull'Olimpo, dove fu accolto nelle stalle di Zeus e, secondo la tradizione, portava i suoi tuoni e fulmini.
Il Grande Quadrato
I Greci chiamavano la costellazione semplicemente Hippos, «il cavallo»; il nome Pegaso si affermò più tardi. Delle quattro stelle del Grande Quadrato, tre appartengono oggi a Pegaso, mentre la quarta, Alpheratz, è stata assegnata ad Andromeda, la principessa salvata da Perseo, a sottolineare il legame narrativo tra le figure di questa regione del cielo. Vicino al muso del cavallo brilla Enif, il cui nome arabo significa «naso».
Le monete di Corinto mostrarono per secoli Pegaso come emblema della città, e il cavallo alato riapparve nell'araldica e nei simboli di molte istituzioni moderne. Nel cielo, l'immagine dimezzata ha fatto pensare ad alcuni commentatori antichi che il cavallo stesse emergendo da una nube o dalle acque, in ricordo della sua nascita presso le sorgenti.
Pegaso è un animale che unisce opposti: nasce dalla morte di un mostro e diventa simbolo di ispirazione, porta in volo un eroe e lo lascia cadere quando questi supera il limite. La sua storia insegna che il volo è concesso, ma non il possesso del cielo. E il cielo, alla fine, accoglie soltanto lui, lasciando sulla terra il cavaliere che aveva preteso troppo.
