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Animali e astri · AST · N. 014 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Delfino tra le stelle: Anfitrite, Arione e un enigma siciliano

Il delfino che convinse Anfitrite a sposare Poseidone, il cantore Arione salvato dal mare e le stelle Sualocin e Rotanev nate a Palermo nel 1814.

Il Delfino è una piccola costellazione, ma tra le più graziose del cielo estivo. Cinque stelle raccolte disegnano un corpo a losanga e una coda ricurva, e chi la individua per la prima volta resta colpito dalla somiglianza con un delfino che salta fuori dall'acqua. Per i Greci, popolo di navigatori, il delfino era un animale amico degli uomini e caro agli dei, e la sua presenza tra le stelle è spiegata da più di un racconto.

Il messaggero di Poseidone

Secondo la versione riferita da Eratostene e da Igino, Poseidone voleva sposare la nereide Anfitrite, ma lei, desiderosa di restare vergine, fuggì e si nascose presso Atlante, ai confini occidentali del mondo. Il dio inviò molti messaggeri a cercarla. Fu un delfino a trovarla e a convincerla, con parole gentili, ad accettare le nozze; Anfitrite divenne così regina del mare.

Per ricompensare il servizio, Poseidone pose l'immagine del delfino tra le costellazioni. Questo legame spiega perché nell'arte antica Anfitrite e Poseidone siano spesso raffigurati su carri tirati da delfini o circondati da essi. Il delfino diventava così l'emblema della mediazione, capace di avvicinare due mondi lontani con la persuasione invece che con la forza.

Arione e i pirati

Un altro racconto celebre è quello di Arione di Metimna, il citaredo dell'isola di Lesbo. Erodoto, nel primo libro delle Storie, narra che Arione, dopo aver accumulato ricchezze in Italia e in Sicilia, si imbarcò da Taranto per tornare a Corinto, presso il tiranno Periandro. In alto mare i marinai decisero di ucciderlo per derubarlo. Arione chiese di poter cantare un'ultima volta e poi si gettò in acqua.

Un delfino, attratto dalla musica, lo prese sul dorso e lo portò in salvo fino al Capo Tenaro, nel Peloponneso. Quando i marinai giunsero a Corinto, Periandro li smascherò. Secondo la tradizione successiva il delfino fu posto in cielo in ricordo del salvataggio. Un altro mito ancora, narrato nell'Inno omerico a Dioniso, racconta di pirati tirreni trasformati in delfini dal dio, e così destinati a diventare amici dei naviganti.

Sualocin e Rotanev

Le due stelle più luminose del Delfino portano nomi curiosi, Sualocin e Rotanev, che non derivano né dal greco né dall'arabo. Comparvero nel catalogo stellare dell'osservatorio di Palermo pubblicato nel 1814 da Giuseppe Piazzi. Per molti anni nessuno ne capì l'origine, finché si notò che, letti al contrario, formano «Nicolaus Venator», la forma latinizzata del nome di Niccolò Cacciatore, assistente e poi successore di Piazzi.

Quello scherzo d'astronomo, nascosto in un catalogo scientifico, è sopravvissuto ed è oggi ufficialmente riconosciuto. Esso ricorda che i nomi delle stelle non sono soltanto un'eredità antica: anche in epoca moderna il cielo ha continuato a ricevere storie, a volte con un sorriso. Piazzi, del resto, era già celebre per aver scoperto a Palermo, la notte del primo gennaio 1801, l'asteroide Cerere.

Il Delfino porta dunque tra le stelle il ricordo di un rapporto speciale tra l'uomo e il mare. È il mediatore che convince una dea, il salvatore che ascolta la musica, il compagno dei marinai. Nella simbolica antica e poi in quella cristiana, dove compare spesso nei mosaici e sulle lucerne, il delfino fu associato alla salvezza e al passaggio sicuro attraverso le acque.