Hanuman, la scimmia divina del Ramayana
Hanuman, il capo delle scimmie fedele a Rama: la nascita dal dio del vento, il salto verso Lanka, il monte delle erbe e la devozione di Tulsidas.
Tra i personaggi del Rāmāyaṇa, il grande poema epico attribuito al saggio Vālmīki, pochi sono amati quanto Hanuman, il capo delle scimmie che diventa il servitore più fedele di Rāma. Dotato di forza enorme, capace di cambiare dimensione e di volare, Hanuman è venerato in tutta l'India come modello di devozione e di coraggio, e i suoi templi si trovano nei villaggi come nelle grandi città.
Il figlio del vento
Secondo la tradizione Hanuman era figlio di Añjanā e del dio del vento Vāyu, da cui avrebbe ereditato la capacità di volare. Un racconto narra che da bambino scambiò il sole per un frutto maturo e balzò in cielo per afferrarlo; Indra lo colpì con la folgore alla mascella, e da questo episodio deriverebbe il suo nome, spesso spiegato come «dalla mascella segnata».
Nel poema Hanuman è un vānara, termine che indica un popolo di scimmie dotate di parola e intelligenza, alleato del re Sugrīva. Quando Rāma cerca la moglie Sītā, rapita dal demone Rāvaṇa, Hanuman diventa il suo aiuto decisivo. La sua figura riunisce qualità che la cultura indiana considera esemplari: forza fisica, umiltà, eloquenza, conoscenza delle scritture e totale dedizione.
Il salto verso Lanka
Il quinto libro del poema, il Sundara Kāṇḍa, è dedicato quasi interamente alle sue imprese. Hanuman attraversa l'oceano con un unico salto, raggiunge l'isola di Laṅkā, trova Sītā prigioniera in un boschetto di alberi aśoka e le consegna l'anello di Rāma come segno di riconoscimento. Catturato dai demoni, viene condannato a vedere la sua coda incendiata, ma la usa per appiccare il fuoco alla città.
Durante la guerra che segue, il fratello di Rāma, Lakṣmaṇa, cade gravemente ferito. Il mito racconta che Hanuman volò fino all'Himalaya per prendere un'erba prodigiosa e, non riuscendo a riconoscerla, sollevò l'intero monte e lo portò sul campo di battaglia. Per questo è spesso raffigurato in volo con una montagna in una mano e la mazza nell'altra.
Dalla devozione popolare a Tulsīdās
La devozione verso Hanuman crebbe soprattutto nel Medioevo. Nel XVI secolo il poeta Tulsīdās compose in lingua awadhi il Rāmcaritmānas, una nuova narrazione della storia di Rāma, e la tradizione gli attribuisce anche lo Hanumān Cālīsā, quaranta strofe in lode del dio oggi recitate da milioni di persone. In questi testi Hanuman diventa l'esempio del devoto perfetto, che non chiede nulla per sé.
Hanuman è considerato uno dei chiranjīvī, gli esseri che secondo la tradizione vivranno fino alla fine dell'era presente. La sua nascita si celebra nella festa di Hanuman Jayanti, e nei pressi di molti templi le scimmie, in particolare i langur, sono protette e nutrite. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la sua figura abbia contribuito a ispirare il re delle scimmie Sun Wukong del romanzo cinese Viaggio in Occidente, ma la questione è dibattuta.
La figura di Hanuman mostra come un animale possa diventare l'immagine di una virtù interiore. Il suo corpo di scimmia, agile e imprevedibile, è stato letto da alcuni commentatori come simbolo della mente inquieta che la devozione rende salda. Nell'iconografia più nota il dio apre il proprio petto per mostrare Rāma e Sītā nel suo cuore, sintesi perfetta della sua storia.
