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Animali sacri · SAC · N. 003 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il toro Api di Menfi e le gallerie del Serapeo di Saqqara

Api, il toro sacro di Menfi: i segni descritti da Erodoto, il legame con Ptah e Osiride, la nascita di Serapide e la scoperta del Serapeo.

Fra gli animali sacri dell'Egitto, il toro Api fu forse il più celebre nel mondo antico. A differenza dei gatti o degli ibis, venerati come specie, Api era un singolo animale vivente, scelto per segni particolari e custodito nel tempio di Menfi come manifestazione del dio. La sua morte apriva un lutto pubblico e la ricerca del successore, in un ciclo che si ripeté per oltre duemila anni.

Un dio in forma di toro

Il culto è attestato già agli inizi della storia egizia: Api compare in documenti della I dinastia, e nei testi successivi viene definito «araldo» di Ptah, il dio creatore di Menfi. Il toro viveva in un recinto presso il tempio, dove i fedeli potevano osservarlo, e i suoi movimenti erano interpretati come segni oracolari. Dopo la morte, l'animale divinizzato si univa a Osiride, diventando Osiride-Api, in egizio Wesir-Hapi.

Proprio da questa forma nacque, all'inizio dell'età tolemaica, Serapide, divinità promossa da Tolomeo I per unire greci ed egizi in un culto comune. Serapide aveva però l'aspetto di un dio barbuto di tipo greco, simile a Zeus o ad Ade, e il suo legame con il toro rimase soprattutto nel nome e nella teologia dei sacerdoti.

I segni del toro sacro

Erodoto, nel terzo libro delle Storie, descrive i segni che distinguevano Api: il manto nero, una macchia bianca sulla fronte, la figura di un'aquila sul dorso, peli doppi nella coda e un'immagine di scarabeo sotto la lingua. Lo storico aggiunge che la madre lo concepiva per mezzo di un raggio sceso dal cielo. Le raffigurazioni egizie confermano in parte la descrizione, mostrando un toro nero con un triangolo bianco sulla fronte e un disco solare tra le corna.

Sempre Erodoto racconta che il re persiano Cambise, conquistato l'Egitto nel 525 a.C., avrebbe ferito a morte il toro sacro per disprezzo. Gli storici moderni guardano con prudenza a questa versione, perché una stele del Serapeo documenta la sepoltura regolare di un Api proprio durante il regno di Cambise. È probabile che il racconto riflettesse l'ostilità degli egizi verso i dominatori.

La scoperta di Mariette

I tori defunti venivano mummificati e sepolti nella necropoli di Saqqara. Sotto Ramesse II il figlio Khaemwaset, sommo sacerdote di Ptah, riorganizzò le tombe in gallerie sotterranee, ampliate poi a partire dalla XXVI dinastia. Le grandi camere laterali ospitano ancora sarcofagi monolitici di granito e di basalto che pesano decine di tonnellate. Anche le vacche madri di Api avevano una propria necropoli nelle vicinanze.

Il complesso fu riscoperto tra il 1850 e il 1851 dall'archeologo francese Auguste Mariette, che seguì un viale di sfingi semisepolte nella sabbia, ricordando un passo di Strabone sul Serapeo. Quasi tutti i sarcofagi erano già stati violati nell'antichità, ma Mariette recuperò centinaia di stele votive lasciate dai pellegrini, oggi in gran parte al Louvre, preziose anche per la cronologia dei re.

Api non era l'unico toro sacro d'Egitto: a Eliopoli si venerava Mnevis, legato al dio sole, e ad Armant, presso Tebe, Buchis, che aveva un proprio cimitero, il Bucheum. Ma nessuno dei due raggiunse la fama del toro di Menfi, che i visitatori greci e romani consideravano una delle meraviglie religiose del paese e che continuò a essere venerato fino all'età romana.