L'Orsa Maggiore e Callisto: la ninfa che non tramonta mai
Callisto trasformata in orsa, il figlio Arcade e la vendetta di Era: il mito greco dell'Orsa Maggiore, il Grande Carro e i sette buoi del Settentrione.
Per chi vive nell'emisfero settentrionale, l'Orsa Maggiore è la costellazione più familiare. Le sette stelle del Grande Carro sono visibili tutto l'anno, ruotano attorno al polo e non scendono mai sotto l'orizzonte alle latitudini mediterranee. Gli antichi Greci si chiesero perché quella figura non si bagnasse mai nelle acque dell'Oceano, come facevano tutte le altre, e trovarono la risposta in una delle storie più dolorose della mitologia.
La ninfa di Artemide
Callisto, il cui nome significa «la bellissima», era figlia di Licaone, re d'Arcadia, e compagna di caccia di Artemide. Come tutte le seguaci della dea aveva fatto voto di castità. Zeus però si invaghì di lei e, secondo il racconto di Ovidio nelle Metamorfosi, la avvicinò assumendo l'aspetto della stessa Artemide. Dall'unione nacque un figlio, Arcade, e quando la gravidanza fu scoperta Callisto venne cacciata dal gruppo delle cacciatrici.
Le fonti non concordano su chi la trasformò in orsa: per alcuni fu Era, gelosa del marito; per altri Artemide, offesa per il voto infranto; per altri ancora Zeus stesso, nel tentativo di nasconderla. Per anni Callisto vagò nei boschi in forma animale. Quando Arcade, ormai adulto e cacciatore, la incontrò, non la riconobbe e alzò la lancia per colpirla. Zeus intervenne e collocò madre e figlio tra le stelle.
Il divieto dell'Oceano
Arcade divenne secondo molte versioni la costellazione di Boote, il «bovaro», la cui stella principale, Arturo, significa «guardiano dell'orsa». Era non accettò l'onore concesso alla rivale e chiese alle divinità marine Oceano e Teti di non accogliere mai l'orsa nelle loro acque. Per questo, dice il mito, l'Orsa Maggiore non tramonta: è una spiegazione poetica della sua posizione circumpolare.
Già Omero, nell'Iliade, descrivendo lo scudo di Achille, ricorda l'Orsa che chiamano anche Carro, l'unica «priva dei lavacri d'Oceano». La doppia immagine dell'orsa e del carro è dunque antichissima, e in Grecia convissero per secoli i due nomi, Arktos e Hamaxa. Dal primo deriva il nostro aggettivo «artico»: le regioni artiche sono, letteralmente, le terre che stanno sotto l'Orsa.
I sette buoi e la guida dei viandanti
I Romani vedevano in queste stelle sette buoi aggiogati, i septem triones, che girano lentamente attorno al polo come attorno a un'aia. Da questa espressione deriva la parola italiana «settentrione» per indicare il nord. Due stelle del Carro, Dubhe e Merak, indicano la direzione della Stella Polare: prolungando la loro distanza di circa cinque volte si raggiunge la piccola stella che segna il nord.
Nel timone del Carro la stella Mizar ha accanto una compagna più debole, Alcor, e la tradizione ha a lungo considerato la capacità di distinguerle come una prova di buona vista. Lo stesso gruppo di stelle è stato letto altrove come un aratro, un mestolo o una barella funebre, segno di quanto sia universale l'attenzione per questa figura.
L'Orsa Maggiore porta in cielo una storia di colpa non voluta e di riconciliazione mancata, in cui una madre e un figlio sono salvati solo dalla trasformazione in stelle. Ogni notte la loro rotazione attorno al polo ricorda il viaggio di Callisto, condannata a non riposare mai nell'Oceano e insieme destinata a non scomparire mai dalla vista degli uomini.
