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Animali sacri · SAC · N. 011 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

La lupa capitolina: il mito dei gemelli e il mistero della statua

La lupa che allattò Romolo e Remo: il racconto di Livio, la grotta del Lupercale, la festa dei Lupercalia e il dibattito sulla statua capitolina.

Nessuna immagine identifica Roma quanto la lupa che allatta due gemelli. Il racconto di Romolo e Remo, salvati da una lupa sulle rive del Tevere, era per i Romani la storia stessa della loro origine, e la statua di bronzo dei Musei Capitolini è diventata l'emblema della città. Dietro questa immagine familiare si nascondono però un mito ricco di varianti, un antico rito di febbraio e un problema di datazione ancora aperto.

Il mito della fondazione

Secondo la tradizione riferita da Livio e da Dionigi di Alicarnasso, Rea Silvia, figlia del re di Alba Longa Numitore, fu resa vestale dallo zio Amulio, che aveva usurpato il trono. Quando partorì due gemelli, che disse figli di Marte, Amulio li fece abbandonare nel Tevere in piena. La cesta si arenò presso un fico, il ficus Ruminalis, e una lupa scesa dai monti vicini li allattò.

Il pastore Faustolo trovò poi i bambini e li affidò alla moglie Acca Larenzia. Livio stesso riporta un'interpretazione razionalista: alcuni ritenevano che Larenzia fosse chiamata lupa dai pastori perché si prostituiva, e che da lì fosse nata la leggenda. Lo storico la riferisce senza adottarla, mostrando come già gli antichi discutessero i propri miti di fondazione.

La grotta del Lupercale

La lupa era collegata a un luogo preciso: il Lupercale, una grotta alle pendici del Palatino dove, secondo la tradizione, i gemelli erano stati allattati. Lì cominciavano ogni anno, il 15 febbraio, i Lupercalia, una festa di purificazione in cui giovani sacerdoti, i Luperci, correvano attorno al colle vestiti di pelli caprine, colpendo i passanti con strisce di pelle. Si credeva che le donne colpite ne ricevessero fecondità.

La festa sopravvisse a lungo anche dopo l'affermazione del cristianesimo, finché verso la fine del V secolo papa Gelasio I non ne contestò la celebrazione. Quanto alla grotta, non è mai stata identificata con certezza: una cavità decorata scoperta nel 2007 sotto il Palatino fu proposta come Lupercale, ma l'ipotesi è stata respinta da molti archeologi.

Una statua etrusca o medievale?

Le fonti ricordano antiche statue della lupa. Livio riferisce che nel 296 a.C. gli edili Ogulnii fecero porre presso il fico Ruminale un gruppo della lupa con i gemelli, e Cicerone ricorda una lupa capitolina colpita da un fulmine nel 65 a.C. La statua oggi ai Musei Capitolini fu donata al popolo romano da papa Sisto IV nel 1471, ma i gemelli furono aggiunti solo alla fine del Quattrocento, forse da Antonio del Pollaiolo.

A lungo la lupa fu considerata un'opera etrusca del V secolo a.C. Durante il restauro della fine degli anni Novanta si osservò però che era stata fusa in un unico getto, tecnica tipica del Medioevo, e analisi successive hanno suggerito una datazione tra l'XI e il XII secolo. Il dibattito non è chiuso, e la statua resta un caso esemplare di come l'iconografia antica abbia continuato a vivere nei secoli.

Da simbolo cittadino la lupa è diventata un segno riconosciuto ovunque: copie della statua furono donate nel Novecento a numerose città del mondo e l'immagine compare negli stemmi di squadre, istituzioni e monete. Che sia etrusca o medievale, essa racchiude in pochi elementi l'idea romana delle origini: un abbandono, un animale selvatico che si fa nutrice, un destino annunciato.