Huginn e Muninn, i corvi di Odino tra pensiero e memoria
I due corvi di Odino nelle fonti norrene: il Grímnismál, l'Edda di Snorri, gli stendardi vichinghi con il corvo e le immagini dell'età di Vendel.
Ogni mattina, racconta la mitologia norrena, due corvi partono dalle spalle di Odino, sorvolano il mondo e tornano prima di sera a riferirgli all'orecchio ciò che hanno visto. Si chiamano Huginn e Muninn, e i loro nomi sono già un'interpretazione: indicano il pensiero e la memoria, cioè le facoltà con cui il dio supremo degli antichi Scandinavi conosce tutto ciò che accade.
Le fonti medievali
Le notizie principali vengono da due testi islandesi del XIII secolo. Il primo è il Grímnismál, uno dei poemi dell'Edda poetica, in cui Odino stesso afferma di temere ogni giorno che Huginn non ritorni, ma di temere ancora di più per Muninn. Il secondo è l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, scritta intorno al 1220, che nella sezione detta Gylfaginning descrive i due corvi posati sulle spalle del dio.
Snorri aggiunge che proprio per questo Odino era chiamato Hrafnaguð, il «dio dei corvi». Il nome Huginn deriva dall'antico nordico hugr, pensiero, intenzione, mentre Muninn è legato al verbo muna, ricordare, e viene reso di solito come «memoria» o «mente». La paura del dio di perdere Muninn è stata letta da molti interpreti come un'immagine della fragilità della memoria.
Corvi, lupi e campi di battaglia
Nell'immaginario germanico il corvo era anche l'uccello delle battaglie, che si nutre dei caduti accanto al lupo. La poesia anglosassone e quella norrena ricorrono spesso alla triade del corvo, del lupo e dell'aquila, le «bestie della battaglia». Odino, signore della guerra e dei morti, possiede infatti anche due lupi, Geri e Freki, ai quali, secondo Snorri, dà tutto il cibo della sua tavola, perché egli si nutre soltanto di vino.
Questa vicinanza spiega la fortuna degli stendardi con il corvo. La Cronaca anglosassone ricorda che nell'878 fu catturata nel Devon un'insegna chiamata Raven, appartenuta a un gruppo di vichinghi. Alcune saghe islandesi narrano inoltre che lo jarl delle Orcadi Sigurd il Grosso, morto nella battaglia di Clontarf in Irlanda nel 1014, possedeva uno stendardo con il corvo tessuto dalla madre, che secondo la leggenda dava la vittoria all'esercito ma la morte a chi lo portava.
Immagini e interpretazioni
Le raffigurazioni archeologiche confermano l'antichità del motivo. Su alcune bratteate d'oro dell'epoca delle migrazioni, del V e VI secolo, compare una figura maschile accompagnata da uccelli, e sulle placche di alcuni elmi dell'età di Vendel, in Svezia, un cavaliere armato è affiancato da due uccelli in volo. Molti studiosi vi riconoscono Odino con i suoi corvi, sebbene l'identificazione non sia sempre certa.
Alcuni interpreti hanno collegato i due corvi alle pratiche estatiche attribuite a Odino, che nella Saga degli Ynglingi viaggia in spirito mentre il corpo giace come addormentato: i due uccelli sarebbero allora un'immagine della mente che si allontana dal corpo per conoscere. Si tratta di un'ipotesi, ma coerente con il ritratto di un dio che sacrifica un occhio alla sorgente di Mímir per ottenere la sapienza.
Il corvo è un animale intelligente, capace di imitare suoni e di riconoscere luoghi e persone, e i popoli del Nord lo avevano osservato bene. Nei due compagni di Odino quell'osservazione divenne un'immagine filosofica: la conoscenza del mondo dipende dal pensiero che esplora e dalla memoria che conserva, e il dio più saggio teme soprattutto di perdere la seconda.
