Il famiglio delle streghe nei processi inglesi del Cinque e Seicento
Da Chelmsford 1566 a Pendle 1612 e ai processi di Matthew Hopkins: gatti, cani e rospi accusati di servire le streghe nell'Inghilterra moderna.
Tra le peculiarità della caccia alle streghe in Inghilterra spicca la figura del famiglio, uno spirito che si credeva assumesse forma animale per servire la strega. Mentre nei processi dell'Europa continentale l'attenzione dei giudici si concentrava sul patto con il diavolo e sul sabba, nei tribunali inglesi ricorrono con insistenza gatti, cani, rospi, topi e furetti, descritti come compagni domestici delle accusate. I documenti che ne parlano sono numerosi e permettono di seguire l'evoluzione di questa credenza.
Il processo di Chelmsford del 1566
Uno dei primi casi documentati riguarda le donne processate a Chelmsford, nell'Essex, nel 1566, descritto in un opuscolo stampato lo stesso anno. Elizabeth Francis dichiarò di aver ricevuto dalla nonna un gatto bianco maculato di nome Sathan, che avrebbe nutrito con pane, latte e qualche goccia del proprio sangue. In seguito lo avrebbe ceduto ad Agnes Waterhouse, che fu condannata e giustiziata.
Il processo si svolse sotto la legge del 1563 contro la stregoneria, approvata durante il regno di Elisabetta I. Il racconto del gatto Sathan contiene già gli elementi tipici del modello inglese: un animale con un nome proprio, un rapporto di nutrimento reciproco e la trasmissione del famiglio da una donna all'altra, spesso all'interno della stessa famiglia o della stessa piccola comunità di villaggio.
Pendle e la legge del 1604
Nel 1604, sotto Giacomo I, una nuova legge rese reato grave anche il fatto di nutrire o ricompensare uno spirito maligno, dando valore giuridico alla figura del famiglio. Pochi anni dopo, nel 1612, si tennero a Lancaster i processi contro le cosiddette streghe di Pendle, raccontati da Thomas Potts in un volume pubblicato nel 1613.
Secondo quel resoconto, l'anziana Elizabeth Southerns, detta Demdike, avrebbe avuto un famiglio chiamato Tibb, apparso talvolta come un ragazzo e talvolta come un animale. Le testimonianze, raccolte anche da una bambina di nove anni, Jennet Device, contribuirono alla condanna di diverse persone. Il caso mostra quanto i conflitti familiari e di vicinato pesassero nella costruzione delle accuse.
Matthew Hopkins e i nomi dei famigli
La fase più intensa arrivò durante la guerra civile, tra il 1645 e il 1647, quando Matthew Hopkins e John Stearne condussero una vasta campagna di accuse nell'Inghilterra orientale. Nel suo opuscolo The Discovery of Witches, del 1647, Hopkins elenca i nomi di presunti famigli, come Ilemauzar, Pyewacket, Peck in the Crown e Griezzell Greedigut, osservando che erano nomi che nessun mortale avrebbe potuto inventare.
Il frontespizio dell'opuscolo mostra due donne circondate da animali, tra cui un cane, un coniglio e una creatura dalla forma insolita. Le accusate venivano tenute sveglie e sorvegliate per giorni, nell'attesa che il famiglio si presentasse: in quelle condizioni qualsiasi animale entrato nella stanza poteva diventare una prova. I metodi di Hopkins furono criticati già dai contemporanei.
Il famiglio rivela molto della società che lo immaginò. In villaggi dove gli animali domestici erano spesso l'unica compagnia di donne anziane e povere, il legame affettivo con un gatto o un cane poteva trasformarsi in sospetto. Le carte dei processi inglesi, lette oggi, raccontano soprattutto solitudini, tensioni sociali e paure collettive, più che i poteri di creature soprannaturali.
