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Animali sacri · SAC · N. 017 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'agnello sacrificale: dalla Pasqua ebraica all'Agnus Dei

L'agnello nella tradizione biblica: il sangue sugli stipiti dell'Esodo, l'Ecce agnus Dei, l'Agnello dell'Apocalisse, l'altare di Gand e Sant'Agnese.

Pochi animali hanno un significato religioso così stratificato come l'agnello. Nelle società pastorali del Mediterraneo era uno dei beni più preziosi di una famiglia e la vittima più comune dei sacrifici; nella Bibbia diventa segno di liberazione e di innocenza; nel cristianesimo è l'immagine stessa di Cristo. Seguire questa storia permette di vedere come un simbolo antico possa essere ripreso e trasformato senza perdere le sue radici.

La Pasqua dell'Esodo

Il dodicesimo capitolo dell'Esodo descrive l'istituzione della Pasqua ebraica, Pesach. Ogni famiglia d'Israele doveva scegliere un agnello maschio di un anno, senza difetti, sacrificarlo al tramonto e segnare con il suo sangue gli stipiti e l'architrave della casa. Nella notte in cui fu colpito l'Egitto, secondo il racconto biblico, le case segnate furono risparmiate, e il popolo poté partire verso la libertà.

Finché esistette il Tempio di Gerusalemme, gli agnelli pasquali vi venivano immolati in gran numero; dopo la distruzione del 70 d.C. il sacrificio cessò, e nel seder pasquale lo ricorda un osso arrostito posto sul piatto rituale. Anche il profeta Isaia, nel cosiddetto quarto canto del Servo, paragona il giusto sofferente a un agnello condotto al macello che non apre bocca.

«Ecce agnus Dei»

Il Vangelo di Giovanni pone sulle labbra di Giovanni Battista, che vede Gesù avvicinarsi, le parole che la Vulgata rende «Ecce agnus Dei, qui tollit peccatum mundi». Lo stesso Vangelo colloca la morte di Gesù nel giorno in cui al Tempio si immolavano gli agnelli pasquali, e Paolo scrive ai Corinzi che Cristo è la nostra Pasqua. L'antica immagine sacrificale veniva così riletta alla luce della croce.

L'Apocalisse sviluppa il simbolo in forma visionaria: davanti al trono celeste compare un Agnello come immolato, con sette corna e sette occhi, l'unico degno di aprire il libro sigillato. Da questa visione derivano molte opere, tra cui il polittico dell'Adorazione dell'Agnello mistico dei fratelli van Eyck, completato nel 1432 e conservato nella cattedrale di San Bavone a Gand.

L'agnello nella liturgia e nell'arte

Secondo il Liber Pontificalis fu papa Sergio I, alla fine del VII secolo, a introdurre nella messa il canto dell'Agnus Dei durante la frazione del pane. Nell'arte paleocristiana l'agnello compare sia come vittima sia come gregge: Cristo è raffigurato come Buon Pastore con una pecora sulle spalle, motivo che riprende l'antico tipo greco del crioforo, il portatore d'ariete.

A Roma una tradizione ancora viva lega l'agnello a Sant'Agnese, il cui nome era accostato al latino agnus. Ogni anno, il 21 gennaio, nella basilica di Sant'Agnese fuori le mura vengono benedetti due agnelli, la cui lana sarà poi usata per tessere i palli, le strisce di lana bianca che il papa conferisce agli arcivescovi metropoliti. Nell'araldica medievale l'agnello con il vessillo crociato divenne l'emblema di molte città e confraternite.

L'agnello dei pastori, quello della Pasqua ebraica e quello dell'Apocalisse sono figure diverse, ma unite da un filo comune: l'idea di un'innocenza che si offre e di una liberazione che ne deriva. Per questo l'animale, umile e indifeso, ha potuto rappresentare nelle tradizioni bibliche alcune delle idee più alte della teologia.