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Animali sacri · SAC · N. 018 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il pesce e l'acrostico ICHTHYS, segno dei primi cristiani

Perché il pesce fu un simbolo dei primi cristiani: l'acrostico ICHTHYS, Tertulliano e Agostino, le catacombe romane e le epigrafi di Abercio e Pectorio.

Tra i primi simboli cristiani, prima ancora che la croce si affermasse nell'arte, compare spesso un pesce. Lo si trova inciso sulle lapidi, dipinto nelle catacombe, intagliato su gemme e anelli. Il suo successo si deve a una coincidenza linguistica sfruttata con ingegno dagli autori cristiani, ma anche al ruolo che pesci e pescatori avevano già nei Vangeli e, prima ancora, in alcuni culti del Vicino Oriente.

Un nome che è una professione di fede

In greco pesce si dice ichthys, ΙΧΘΥΣ. Le cinque lettere furono lette come iniziali della formula Iēsous Christos Theou Yios Sōtēr, «Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore». Agostino, nel diciottesimo libro della Città di Dio, discute un poema attribuito alla Sibilla Eritrea i cui versi formano un acrostico con queste parole, e osserva che il pesce è un nome mistico di Cristo.

Già Tertulliano, all'inizio del III secolo, nel trattato sul battesimo aveva scritto: «nos pisciculi secundum ichthyn nostrum Iesum Christum in aqua nascimur». I cristiani erano dunque piccoli pesci che nascono nell'acqua battesimale sul modello del Pesce per eccellenza. L'immagine univa in un solo segno la confessione di fede e il sacramento che faceva entrare nella comunità.

Pesci e pescatori nei Vangeli

Il simbolo trovava appoggio in molti episodi evangelici. Gesù chiama i primi discepoli, pescatori del lago di Galilea, a diventare «pescatori di uomini»; moltiplica pani e pesci per sfamare la folla; dopo la risurrezione mangia pesce arrostito con i discepoli. A Tabgha, sul lago di Tiberiade, un celebre mosaico del V secolo mostra un cesto di pani tra due pesci, nel luogo tradizionale del miracolo.

Nelle catacombe romane il pesce compare spesso accanto al pane, con un chiaro riferimento all'Eucaristia. Nelle cripte di Lucina, nelle catacombe di San Callisto, un affresco del III secolo raffigura due pesci accompagnati da cesti di pane. Sulle epigrafi funerarie il pesce, a volte unito all'àncora o alla colomba, indicava discretamente la fede del defunto.

Le epigrafi di Abercio e di Pectorio

Due iscrizioni sono particolarmente importanti. L'epitaffio di Abercio, vescovo di Hierapolis in Frigia vissuto nel II secolo, racconta in forma velata i suoi viaggi e dice che ovunque la fede gli diede in cibo il pesce della sorgente, grandissimo e puro. Un frammento della lapide originale, donato a papa Leone XIII dal sultano ottomano, si conserva oggi nei Musei Vaticani.

L'iscrizione di Pectorio, trovata ad Autun nel 1839 e databile tra il IV e il VI secolo, inizia con un acrostico sulla parola ichthys e parla del divino Pesce come nutrimento dei fedeli. Questi testi mostrano che il simbolo non era soltanto un segno di riconoscimento, ma un vero linguaggio teologico, comprensibile agli iniziati e oscuro agli estranei.

Il pesce non era del tutto nuovo nel panorama religioso antico: Luciano ricorda che i devoti della dea siriana Atargatis consideravano sacri i pesci e non li mangiavano. Il cristianesimo, però, gli diede un significato del tutto proprio, fondato su un gioco di lettere e su una rete di immagini evangeliche, che spiega perché il segno sia tornato in uso ancora in tempi recenti.