La civetta di Atena: dalla moneta di Atene al simbolo della sapienza
Perché la civetta è l'uccello di Atena: l'epiteto omerico, i tetradrammi d'argento di Atene, il gufo di cattivo augurio e la civetta di Hegel.
Il nome scientifico della civetta comune, Athene noctua, conserva ancora il legame tra questo piccolo rapace notturno e la dea protettrice di Atene. Nessun altro animale è stato così strettamente identificato con una città antica e con una divinità al tempo stesso. Dalla civetta sulle monete ateniesi alla civetta di Minerva dei filosofi, la storia di questo simbolo attraversa la religione, l'economia e la cultura europea.
Una dea dagli occhi lucenti
Omero chiama spesso Atena glaukōpis, epiteto che può significare «dagli occhi lucenti» o «dagli occhi azzurro-grigi». Già gli antichi lo accostavano a glaux, il nome greco della civetta, ma il rapporto tra le due parole resta incerto. Nei poemi omerici, del resto, la dea si trasforma talvolta in uccello senza che la specie sia sempre chiara, mentre l'associazione esplicita con la civetta si afferma soprattutto nell'arte ateniese di età arcaica e classica.
Le ragioni del legame sono state spiegate in molti modi. La civetta vede nell'oscurità, come la sapienza vede ciò che resta nascosto; viveva numerosa tra le rocce dell'Acropoli; il suo sguardo frontale e fisso sembra quello di un osservatore attento. Sono interpretazioni tarde o moderne, ma mostrano bene perché l'animale si prestasse a rappresentare la dea dell'intelligenza, delle arti e della strategia.
Le «civette» del Laurio
Dalla fine del VI secolo a.C. Atene coniò tetradrammi d'argento con la testa di Atena elmata sul dritto e, sul rovescio, una civetta di profilo con il capo rivolto verso l'osservatore, un ramoscello d'olivo e le lettere ΑΘΕ. L'argento veniva in gran parte dalle miniere del Laurio, in Attica, che finanziarono anche la flotta con cui gli Ateniesi vinsero a Salamina nel 480 a.C.
Queste monete, chiamate familiarmente glaukes, «civette», circolarono in tutto il Mediterraneo e furono imitate perfino in Arabia e in Egitto. La loro abbondanza diede origine al proverbio «portare civette ad Atene», usato già da Aristofane negli Uccelli per indicare un'azione superflua, come in italiano portare acqua al mare. Ancora oggi la civetta ateniese compare sul rovescio della moneta greca da un euro.
La civetta di Minerva
I Romani trasferirono il simbolo a Minerva, ma nella loro cultura i rapaci notturni avevano spesso una reputazione funesta. Plinio il Vecchio definisce il gufo, bubo, uccello di cattivo augurio, e Virgilio, nel quarto libro dell'Eneide, fa udire a Didone il lamento di un gufo solitario sui tetti prima della sua morte. La civetta della dea e il gufo del presagio convissero così come immagini molto diverse.
In età moderna la civetta tornò a essere soprattutto simbolo di sapere. Nella prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto, del 1820, Hegel scrisse che la civetta di Minerva inizia il suo volo solo al calare del crepuscolo, intendendo che la filosofia comprende un'epoca quando questa si è già compiuta. L'immagine ebbe enorme fortuna e contribuì a fare della civetta l'emblema di università, biblioteche e accademie.
Il percorso di questo uccello è singolare: da animale reale delle rocce attiche a marchio di una moneta internazionale, da presagio funebre a simbolo della riflessione filosofica. Chi oggi osserva una civetta ritratta su un sigillo accademico o su una moneta greca continua, spesso senza saperlo, una tradizione iniziata sull'Acropoli più di venticinque secoli fa.
