La colomba sacra: da Afrodite all'arca di Noè e allo Spirito Santo
La colomba nel mito e nella fede: l'uccello di Afrodite a Pafo, l'oracolo di Dodona, il ramoscello d'olivo di Noè e lo Spirito Santo nel battesimo.
Mite, legata alla coppia e capace di tornare sempre al proprio nido, la colomba è stata per molte culture del Mediterraneo un animale caro agli dèi. Prima di diventare il simbolo della pace che conosciamo, fu l'uccello delle grandi dee dell'amore, la messaggera dell'arca di Noè e l'immagine dello Spirito Santo nel battesimo di Gesù. Ogni tappa ha lasciato tracce precise nei testi e nell'arte.
L'uccello delle dee dell'amore
Nel Vicino Oriente antico la colomba era associata a Ishtar e poi ad Astarte, e dal mondo fenicio e cipriota l'associazione passò ad Afrodite. Nel santuario della dea a Pafo, a Cipro, le colombe erano considerate sacre, e statuette votive di donne che stringono una colomba sono state trovate in molti luoghi dell'isola. Luciano, nel trattato sulla Dea Siria, riferisce che a Hierapolis la colomba era ritenuta tanto santa da non poter essere toccata.
Anche Erodoto, nel secondo libro delle Storie, lega la colomba a un oracolo greco. Le sacerdotesse di Dodona gli raccontarono che due colombe nere erano volate da Tebe d'Egitto: una si era posata su una quercia a Dodona, ordinando con voce umana di fondare lì un oracolo di Zeus, l'altra era andata in Libia, presso l'oracolo di Ammone. Erodoto propone poi una spiegazione razionale del racconto.
Il ramoscello d'olivo
Il libro della Genesi racconta che, quando le acque del diluvio cominciarono a ritirarsi, Noè liberò prima un corvo e poi una colomba. Questa tornò la prima volta senza aver trovato dove posarsi; alla seconda riportò nel becco una foglia fresca d'olivo, segno che la terra stava riemergendo; alla terza non tornò più. Un racconto simile, con colomba, rondine e corvo, si legge già nell'Epopea di Gilgamesh babilonese.
Da questo episodio nacque l'immagine della colomba con il ramoscello, che nei sarcofagi e nelle catacombe paleocristiane accompagna spesso la figura dell'orante o il nome del defunto, come segno di pace ritrovata. Nel 1949 Pablo Picasso disegnò la colomba scelta come manifesto del Congresso mondiale dei partigiani della pace a Parigi, contribuendo a fissare il significato moderno del simbolo.
Lo Spirito Santo
I Vangeli narrano che, quando Gesù fu battezzato nel Giordano, lo Spirito discese su di lui «come una colomba». Da allora la colomba divenne nell'arte cristiana la forma più comune per rappresentare lo Spirito Santo: la si vede nelle scene del battesimo, nelle Annunciazioni rinascimentali, dove scende verso Maria su un raggio di luce, e nelle immagini della Trinità e della Pentecoste.
Nel Medioevo esistevano anche colombe eucaristiche, contenitori di metallo a forma di uccello, spesso in rame smaltato prodotti a Limoges, sospesi sopra l'altare per custodire le ostie consacrate. Il simbolo entrò perfino nei nomi: Colombano e Columba, monaci irlandesi del VI secolo, portavano il nome latino della colomba, che la tradizione monastica leggeva come segno di mitezza.
Dal santuario di Pafo alla cupola di una chiesa barocca, la colomba ha conservato una notevole coerenza di significato: un legame tra cielo e terra, una presenza mite che annuncia qualcosa di nuovo. Proprio questa continuità spiega perché un simbolo nato nei templi delle dee antiche abbia potuto diventare, nel Novecento, un emblema universale e laico della pace.
