Lo scarabeo e Khepri, il sole che rinasce ogni mattina
Lo scarabeo stercorario e il dio Khepri: il sole del mattino, lo scarabeo del cuore del Libro dei Morti, i sigilli e gli scarabei di Amenhotep III.
Uno degli amuleti più diffusi dell'antico Egitto rappresenta un insetto modesto: lo scarabeo stercorario, che forma palline di sterco e le spinge sul terreno. Gli Egizi videro in quel gesto un'immagine del movimento del sole e lo collegarono al dio Khepri. Da questa osservazione nacque un simbolo che fu inciso su un numero enorme di sigilli, posto sul cuore dei defunti e diffuso dai mercanti in tutto il Mediterraneo.
Il dio che viene all'esistenza
Il nome Khepri deriva dal verbo kheper, che significa «venire all'esistenza», «trasformarsi», e lo stesso segno geroglifico dello scarabeo serviva a scrivere questa parola. Khepri era il sole del mattino, che emerge dall'orizzonte, mentre Ra rappresentava il sole di mezzogiorno e Atum quello della sera. Nelle tombe della Valle dei Re lo scarabeo è spesso dipinto mentre spinge il disco solare fuori dalle tenebre.
L'immagine univa due osservazioni. Lo scarabeo che fa rotolare la sua pallina ricordava il sole spinto attraverso il cielo; e dai cumuli di sterco in cui l'insetto depone le uova uscivano i giovani scarabei, come se nascessero da sé. Alcuni autori antichi, tra cui Orapollo nei suoi Hieroglyphica, credevano perfino che non esistessero scarabei femmine, idea che rafforzava l'associazione con l'autogenerazione divina.
Lo scarabeo del cuore
Nella religione funeraria lo scarabeo assunse un ruolo particolare. Sul petto della mummia veniva posto uno scarabeo di pietra, spesso verde o scura, inciso con il capitolo 30B del Libro dei Morti. Il testo si rivolge al cuore del defunto e gli chiede di non testimoniare contro di lui durante la pesatura davanti a Osiride, quando il cuore veniva messo su una bilancia contro la piuma di Maat.
Il cuore, per gli Egizi, era la sede del pensiero e della memoria, e per questo restava nel corpo durante la mummificazione mentre altri organi venivano rimossi. Lo scarabeo del cuore era quindi una garanzia simbolica di continuità tra la vita terrena e il giudizio. Esemplari raffinati, con montature d'oro, sono stati trovati in sepolture regali, mentre quelli più semplici erano accessibili a un pubblico molto più ampio.
Sigilli, commemorazioni e diffusione
Dal Medio Regno lo scarabeo divenne la forma più comune di sigillo: la parte inferiore piatta recava nomi, titoli, motivi decorativi o brevi formule augurali. Amenhotep III, nel XIV secolo a.C., fece produrre grandi scarabei commemorativi che annunciavano eventi del regno, come il matrimonio con la regina Tiye, le cacce ai leoni e ai tori selvatici o lo scavo di un lago per la sposa.
Questi oggetti viaggiarono lontano. Scarabei egizi e imitazioni locali sono stati trovati in Palestina, a Cipro, in Fenicia, a Cartagine, in Sardegna e in Etruria, dove si sviluppò un'arte autonoma di gemme a forma di scarabeo con scene mitologiche greche. Nel tempio di Karnak, accanto al lago sacro, si trova ancora un grande scarabeo di granito dedicato da Amenhotep III al dio solare.
Lo scarabeo rimane uno dei simboli egizi più riconoscibili proprio perché univa un'osservazione quotidiana a un'idea teologica profonda. Un insetto che chiunque poteva vedere al lavoro nei campi diventava l'immagine della trasformazione continua del mondo: ogni mattina, come Khepri, il sole tornava a nascere, e con esso la speranza che anche i defunti potessero rinnovarsi.
