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Animali sacri · SAC · N. 007 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il serpente sacro: Asclepio, Wadjet e i Nāga dell'India

Tre volti del serpente sacro: il bastone di Asclepio e il santuario di Epidauro, la cobra Wadjet dei faraoni, i Nāga di induismo e buddhismo.

Il serpente è forse l'animale più ambivalente della storia religiosa. Può incarnare il caos, come il drago Apopi in Egitto, o la tentazione, come nel racconto biblico del giardino. Molte culture lo hanno però venerato come custode, guaritore e protettore dei re. Tre figure, nate in contesti diversissimi, mostrano bene questo volto positivo: il serpente di Asclepio in Grecia, la cobra Wadjet in Egitto e i Nāga del mondo indiano.

Il bastone di Asclepio

Asclepio, figlio di Apollo, era venerato in Grecia come dio della medicina, e il suo attributo principale era un bastone attorno al quale si avvolge un solo serpente. Il simbolo non va confuso con il caduceo di Ermes, che ha due serpenti e due ali. Il serpente, che muta periodicamente la pelle, si prestava a evocare il rinnovamento, ed era custodito vivo nei santuari del dio.

Il santuario più celebre era quello di Epidauro, nel Peloponneso, dove i pellegrini dormivano in un portico sacro, l'abaton, sperando di ricevere in sogno la visita del dio. Iscrizioni del IV secolo a.C. elencano le guarigioni attribuite ad Asclepio, spesso con l'intervento di serpenti o cani sacri. Secondo Livio e Ovidio, dopo un'epidemia scoppiata nel 293 a.C., Roma fece giungere da Epidauro un serpente sacro, che scelse di stabilirsi sull'isola Tiberina, dove sorse il tempio del dio.

Wadjet, la cobra dei faraoni

In Egitto la cobra eretta e pronta a colpire era l'immagine di Wadjet, dea protettrice del Basso Egitto, venerata nella città di Per-Wadjet, che i Greci chiamavano Buto, nel Delta. Insieme a Nekhbet, la dea avvoltoio dell'Alto Egitto, formava la coppia delle «Due Signore», che proteggeva il re e dava nome a uno dei titoli della sua titolatura ufficiale.

La cobra sulla fronte del sovrano, chiamata ureo dalla trascrizione greca, era il segno più visibile di questa protezione. Si credeva che potesse sputare fuoco contro i nemici del faraone, e per questo compare su corone, diademi e maschere funerarie, come quella di Tutankhamon, dove l'ureo affianca la testa di avvoltoio. Talvolta il motivo era moltiplicato in fregi di cobre che coronavano cappelle e santuari.

I Nāga tra induismo e buddhismo

In India i Nāga sono esseri semidivini con forma di cobra o con corpo umano e cappuccio serpentino, abitanti di mondi sotterranei e acquatici e custodi di tesori e sorgenti. Nella mitologia induista il serpente cosmico Śeṣa, detto anche Ananta, «senza fine», sostiene il mondo e fa da giaciglio a Viṣṇu che riposa sull'oceano primordiale, mentre il serpente Vāsuki servì da corda nel frullamento dell'oceano di latte.

Il buddhismo accolse queste figure. Un racconto molto noto narra che, durante una tempesta, il re dei Nāga Mucalinda avvolse il Buddha in meditazione con le sue spire e lo riparò con il cappuccio aperto, scena frequente nella scultura del Sud-est asiatico. Ancora oggi, nella festa di Nag Panchami, in molte regioni dell'India si rendono omaggi alle immagini dei serpenti.

Il confronto tra queste tradizioni non dimostra un'origine comune, ma rivela temi ricorrenti: il serpente legato alla terra e all'acqua, alla regalità e al rinnovamento. Il bastone di Asclepio è sopravvissuto come emblema di numerose organizzazioni mediche, e la cobra regale continua a guardarci dalle maschere dei faraoni nei musei, a ricordare quanto fosse ampio, nell'antichità, il prestigio di questo animale.