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Animali sacri · SAC · N. 012 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'ibis sacro e Thoth, il dio egizio della scrittura e della luna

Thoth dalla testa di ibis: dio scriba e lunare di Ermopoli, le mummie di Tuna el-Gebel, il mito di Theuth nel Fedro ed Ermete Trismegisto.

Con il lungo becco ricurvo, l'ibis sacro sembrava agli Egizi lo strumento naturale di uno scriba, simile al calamo che traccia i segni sul papiro. Per questo l'uccello divenne l'immagine di Thoth, dio della scrittura, del calcolo e della luna, consigliere degli dèi e registratore del giudizio dei morti. Poche divinità egizie ebbero una fortuna così lunga, che arrivò fino alle speculazioni dei filosofi ermetici del Rinascimento.

Il dio scriba

Thoth, in egizio Djehuty, era rappresentato come un uomo con testa di ibis oppure come babbuino, l'altro animale a lui sacro. Gli si attribuiva l'invenzione dei geroglifici, chiamati le «parole del dio», e la misura del tempo attraverso le fasi lunari. Nelle vignette del Libro dei Morti assiste alla pesatura del cuore del defunto e annota il risultato su una tavoletta, prima che Osiride pronunci il suo verdetto.

Il centro principale del culto era Khemenu, la città che i Greci chiamarono Ermopoli Magna, nel Medio Egitto, presso l'odierna el-Ashmunein. Qui una teologia locale poneva all'origine del mondo l'Ogdoade, otto divinità primordiali, e attribuiva a Thoth un ruolo centrale nella creazione. Del grande santuario restano oggi soprattutto due colossali statue di babbuino in quarzite, erette sotto Amenhotep III.

Mummie di ibis a Tuna el-Gebel

La necropoli di Ermopoli, a Tuna el-Gebel, ospita vaste gallerie sotterranee con un numero enorme di ibis e babbuini mummificati, offerti come ex voto soprattutto tra il Periodo Tardo e l'età tolemaica. Altre catacombe di ibis si trovano a Saqqara. Ricerche recenti sul DNA delle mummie suggeriscono che molti uccelli fossero catturati in natura e mantenuti per breve tempo presso i templi, più che allevati in grandi strutture.

Nella stessa necropoli si trova la tomba di Petosiris, sommo sacerdote di Thoth vissuto intorno alla fine del IV secolo a.C., decorata con rilievi in cui lo stile egizio si mescola a elementi greci. Erodoto, nel secondo libro delle Storie, riferisce che chi uccideva un ibis, anche involontariamente, era punito con la morte, segno del rispetto riservato a questo uccello.

Da Thoth a Ermete Trismegisto

I Greci identificarono Thoth con Ermes, il messaggero degli dèi, anch'egli legato alla parola e all'interpretazione. Da questa fusione nacque la figura di Ermete Trismegisto, «tre volte grandissimo», al quale furono attribuiti i trattati del Corpus Hermeticum, composti in greco nei primi secoli dell'era cristiana. Nel 1463 Marsilio Ficino ne completò la traduzione latina per Cosimo de' Medici, avviando la fortuna rinascimentale dell'ermetismo.

Già Platone, nel Fedro, aveva raccontato il mito di Theuth, il dio egizio inventore delle lettere, che presenta la scrittura al re Thamus come rimedio per la memoria. Il re risponde che essa produrrà piuttosto dimenticanza, perché gli uomini si affideranno a segni esterni invece di ricordare. Il dio dall'ibis entrava così nel cuore della filosofia greca come simbolo dei poteri e dei limiti della scrittura.

Paradossalmente, l'ibis sacro oggi non nidifica più in Egitto, mentre sopravvive nell'Africa subsahariana e in colonie introdotte altrove. Le sue immagini, però, restano ovunque nei musei: statuette di bronzo e legno dorato, sarcofagi a forma di uccello, papiri in cui il dio dalla testa d'ibis registra con calma il destino delle anime.