Il falco di Horus, dio del cielo e immagine del faraone
Horus, il dio falco: la tavolozza di Narmer, il nome di Horus dei re, la lotta con Seth, l'occhio wedjat e il grande tempio tolemaico di Edfu.
Il falco che vola altissimo sopra la valle del Nilo e piomba sulla preda con precisione fu per gli Egizi l'immagine del dio del cielo, Horus. Il suo nome, in egizio Heru, è spesso spiegato come «colui che sta in alto». Più di ogni altro animale sacro, il falco fu legato alla persona del re: il faraone era considerato l'Horus vivente sulla terra, e questa idea accompagnò la monarchia egizia dalle origini fino all'età romana.
Il falco dei primi re
Il legame tra falco e regalità risale agli inizi dello Stato egizio. Sulla tavolozza di Narmer, oggi al Museo Egizio del Cairo e datata intorno al 3100 a.C., un falco tiene al guinzaglio un nemico sconfitto, mentre il re colpisce un prigioniero. Il centro più antico del culto era Nekhen, che i Greci chiamarono Ieracompoli, «città del falco», nell'Alto Egitto.
Fin dalle prime dinastie il nome principale del sovrano, detto «nome di Horus», era scritto in un riquadro rettangolare chiamato serekh, che rappresenta la facciata di un palazzo, sormontato dal falco. Una delle immagini più celebri di questa idea è la statua di Chefren, della IV dinastia, nella quale un falco posato dietro il capo del re lo avvolge con le ali in un gesto di protezione.
Horus contro Seth
Il mito più importante legato a Horus è la contesa con lo zio Seth, che aveva ucciso Osiride, padre di Horus, per impadronirsi del trono. Allevato da Iside nelle paludi del Delta, il giovane dio affrontò Seth in una lunga serie di prove e combattimenti. Un papiro del Nuovo Regno, noto come Contese di Horus e Seth, racconta la vicenda in tono a tratti persino comico, con gli dèi divisi e incerti sul verdetto.
Durante la lotta Seth strappò a Horus un occhio, che fu poi risanato, secondo alcune versioni da Thoth e secondo altre da Hathor. Quell'occhio, chiamato wedjat, divenne uno degli amuleti più diffusi d'Egitto, simbolo di integrità e protezione. Secondo un'interpretazione tradizionale le sue parti servivano anche a scrivere le frazioni nelle misure di grano, ma questa lettura oggi è discussa dagli egittologi.
Edfu, l'ultimo grande tempio
Il tempio meglio conservato dedicato a Horus si trova a Edfu, tra Luxor e Assuan. Fu iniziato nel 237 a.C. sotto Tolomeo III e completato quasi due secoli dopo, nel 57 a.C. All'ingresso si ergono grandi falchi di granito con la doppia corona, e le pareti riportano lunghi testi che descrivono il mito, le feste e perfino le misure dell'edificio.
Ogni anno una festa chiamata Bella Riunione celebrava l'incontro tra Horus di Edfu e la dea Hathor di Dendera, la cui statua viaggiava in barca lungo il Nilo per raggiungere il compagno. Presso il tempio, come in altri santuari del dio, venivano allevati falchi, e uno di essi era scelto ogni anno come immagine vivente del dio e incoronato nel corso di una cerimonia.
Nel corso dei secoli Horus assunse molte forme: Ra-Harakhti, il falco solare dell'orizzonte; Arpocrate, Horus bambino con il dito alla bocca, molto popolare in età greco-romana; Horus di Behdet, il disco solare alato che protegge le porte dei templi. In ognuna di queste figure resta però l'idea originaria del falco: lo sguardo che domina dall'alto e il potere che protegge l'ordine del mondo.
