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Creature fantastiche · FAB · N. 007 · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il basilisco, il piccolo re dei serpenti dallo sguardo mortale

Il basilisco da Plinio e Lucano ai bestiari medievali: il serpente con la corona, il gallo, la donnola e lo specchio, fino allo stemma di Basilea.

Il nome basilisco viene dal greco basilískos, «piccolo re». Gli autori antichi lo immaginavano come un serpente minuscolo ma terribile, segnato sul capo da una macchia bianca simile a un diadema. Nel corso del Medioevo la creatura cambiò aspetto, acquistò zampe e cresta da gallo e finì per confondersi con il gallo-serpente che gli Inglesi chiamano cockatrice. Il tratto che la rese famosa, però, rimase sempre lo stesso: un potere di morte che agisce quasi senza contatto.

Il serpente di Cirene in Plinio

Plinio il Vecchio, nell'ottavo libro della Storia naturale, colloca il basilisco nella Cirenaica, l'odierna Libia orientale. È lungo non più di dodici dita, ha una macchia bianca sulla testa e mette in fuga gli altri serpenti con il suo sibilo. Non striscia come loro, ma avanza con la parte anteriore del corpo sollevata. Al suo passaggio gli arbusti seccano, l'erba brucia e perfino le pietre si spezzano, tanto è potente il suo veleno.

Plinio aggiunge un racconto impressionante: un uomo a cavallo avrebbe trafitto un basilisco con la lancia, e il veleno, risalendo lungo l'asta, avrebbe ucciso sia lui sia il cavallo. Eppure la creatura ha un nemico, la donnola, il cui odore le è fatale. Il poeta Lucano, nella Farsalia, inserisce il basilisco tra i serpenti nati in Libia dal sangue di Medusa, che tormentano l'esercito di Catone durante la marcia nel deserto.

Lo sguardo, il gallo e lo specchio

Gli autori successivi accentuarono il potere dello sguardo. Il basilisco poteva uccidere con un'occhiata, e perciò, secondo la tradizione, il modo più sicuro per vincerlo era fargli vedere la propria immagine riflessa in uno specchio. Si diceva anche che temesse il canto del gallo, e alcune fonti affermano che i viaggiatori diretti nei deserti portassero con sé dei galli per proteggersi. Sono credenze riportate da molti testi medievali e rinascimentali.

Tra il XII e il XIII secolo si diffuse una curiosa leggenda sull'origine dell'animale. Il basilisco sarebbe nato da un uovo deposto da un vecchio gallo e covato da un rospo o da un serpente. Da questa storia derivò l'immagine del basilisco come un gallo con coda di serpente, molto comune nei bestiari e nelle sculture romaniche. La creatura assumeva così una natura doppia e contraria all'ordine naturale, segno evidente del suo carattere mostruoso.

Il basilisco nella Bibbia e nell'arte

La versione latina della Bibbia contribuì molto alla fama del basilisco. Nel Salmo 90 della Vulgata, il 91 nella numerazione ebraica, si legge una promessa rivolta al giusto: «super aspidem et basiliscum ambulabis», camminerai sull'aspide e sul basilisco. Da qui nacque l'iconografia di Cristo che calpesta le bestie, presente in avori, miniature e portali di cattedrali, dove il basilisco rappresenta, insieme al leone e al drago, le forze del male vinte.

La città svizzera di Basilea ha adottato il basilisco come figura araldica, giocando sulla somiglianza dei nomi, e decine di fontanelle ottocentesche con il basilisco ornano ancora le sue strade. Leonardo da Vinci, nei suoi appunti dedicati agli animali, lo descrive come una creatura così crudele da far seccare con lo sguardo anche le piante. Nel Settecento, infine, i naturalisti diedero il nome di basilisco a un genere di innocue lucertole dell'America centrale.

Il basilisco ci ricorda un'idea molto antica: che il male possa agire a distanza, attraverso uno sguardo o un respiro, e che per vincerlo serva rivolgergli contro la sua stessa forza. Lo specchio che lo uccide è un'immagine eloquente. Nella tradizione morale medievale il vizio veniva sconfitto proprio così, costringendolo a riconoscersi per ciò che era, senza maschere e senza difese.